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Olga Monsani, una donna dimenticata nella storia di Firenze

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Stefano Bisi.

Ci sono vite che sembrano attraversare la storia quasi per intero. Non perché si trovino sempre al centro degli avvenimenti più visibili, ma perché intercettano, una dopo l’altra, le trasformazioni profonde di un’epoca. La vita di Olga Monsani appartiene a questa categoria. Nata nella Firenze di fine Ottocento, cresciuta nell’Italia liberale, formatasi negli anni della Prima guerra mondiale, protagonista dell’antifascismo degli anni Venti, militante di Giustizia e Libertà, partigiana durante l’occupazione nazista, dirigente del Partito d’Azione, esponente dell’Unione Donne Italiane, avvocato di primo piano e fondatrice del Soroptimist Club Firenze, Olga Monsani percorse quasi un secolo senza mai rinunciare all’idea che libertà personale, responsabilità civile e partecipazione politica fossero inseparabili. 

Nacque a Firenze il 10 maggio 1891 e morì a Impruneta il 4 settembre 1983. Novantadue anni che attraversano due guerre mondiali, il fascismo, la Resistenza, la nascita della Repubblica e la progressiva conquista di diritti politici, sociali e professionali da parte delle donne italiane.
La sua biografia non può essere ridotta a quella di un’antifascista, di una partigiana o di un avvocato. Ciascuna di queste definizioni è vera, ma nessuna è sufficiente. Per comprenderla bisogna osservare il filo che lega le diverse stagioni della sua vita: la decisione di non rimanere spettatrice quando le circostanze richiedono di scegliere. È un tratto che emerge già nella giovane Olga e che diventerà evidente in uno degli episodi più drammatici della storia fiorentina del primo dopoguerra: la violenza fascista dell’ottobre 1925. Ma quel coraggio non nasce all’improvviso. È il risultato di una formazione intellettuale e morale che comincia molto prima. Olga Monsani è stata un po’ dimenticata e per invitare le autorità pubbliche e le associazioni a dedicarle un ricordo ho scritto un piccolo libro. C’è una immagine che ben rappresenta lo spirito di questa donna: è la pietra della sua tomba nel cimitero di Trespiano. Ci sono scritti solo il suo nome e il suo cognome

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