Blog - Stefano Bisi
SfogliAmo.eu
Fondato da Stefano Bisi
Q8
Politica

Il progetto di Conte di mettere fuori gioco Renzi e creare un partito unico M5S-Pd

I Gruppi Parlamentari “Movimento 5 Stelle” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati,al termine del colloquio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,in occasione delle consultazioni (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Il piano di Giuseppe Conte è molto chiaro, secondo Mario Lavia che lo scrive su Linkiesta. Sta anche riuscendo. È riuscito a influenzare il Partito democratico creando le condizioni per far compiere un altro e decisivo passo in avanti alla formazione del partito unico con Movimento 5 Stelle e Alleanza verdi e sinistra, caratterizzato da una crescente radicalizzazione, da un pacifismo integrale piuttosto demagogico da una forte impronta di populismo di sinistra. Dall’altra parte, il capo del M5S vuole ridurre al minimo l’influenza dei riformisti di centro e, in particolare, di Matteo Renzi.

È un copione che viene da lontano. Da più di dieci anni, una parte della sinistra considera l’isolamento di Renzi un imperativo categorico. Massimo D’Alema ne fece una battaglia personale (persa), Pier Luigi Bersani la combatté più apertamente, e oggi quello stesso riflesso riaffiora con Conte e personaggi assai meno carismatici. Ecco, quindi, Alessandro Onorato e il suo Progetto Civico Italia, sigla che per ora fatica a tradursi in un profilo politico riconoscibile e strutturato. Se ne conosce soprattutto l’adesione di Antonio Ingroia, uno che da anni cerca di entrare, senza successo, in Parlamento e non esattamente un moderato.

Onorato è contro Renzi. Punta a togliergli voti. Il leader di Italia Viva ne ha preso atto dicendo che alla fine ci saranno due liste: da una parte Italia Viva, verosimilmente insieme a un pezzo di Più Europa e ai socialisti; dall’altra, appunto, Onorato. L’argomento ripreso da Renzi, secondo cui la pluralità delle liste potrebbe consentire di raccogliere più voti, è tutto da verificare. Non solo: il problema è che non si tratta di massimizzare i voti delle singole sigle, ma di costruire un soggetto elettorale capace di rappresentare una domanda oggi priva di risposta.

La verità è che l’occasione che i riformisti del centrosinistra stanno sprecando è piuttosto clamorosa, perché più gli altri si radicalizzano, più lo spazio per una seconda gamba dell’alleanza, in teoria, dovrebbe allargarsi. E invece le forze che potrebbero occuparlo continuano a dividersi. E a non condurre una seria battaglia politico-culturale contro il populismo di sinistra, che salda quello di Conte con il radicalismo assembleare di Elly Schlein.

Le differenze programmatiche tra Pd e M5 sono probabilmente meno profonde di quanto si voglia far credere. Sull’Ucraina, per esempio, è ragionevole attendersi una formula di compromesso, nella quale il sostegno a Kyjiv verrà sterilizzato nella formula del «protagonismo dell’Europa» per una soluzione negoziale. Sull’economia, è facile prevedere una miscela di keynesismo redistributivo, peraltro senza dire con quali soldi, intervento pubblico e critica della concentrazione della ricchezza. Non è detto che basti a costruire un programma di governo coerente, ma è sufficiente a delineare una precisa identità politica di una sinistra vecchio/nuova.

Ma è proprio qui che dovrebbe aprirsi lo spazio per un’area riformista: europeista, capace di considerare il sostegno militare all’Ucraina parte della difesa dell’Europa; preoccupata della produttività e della crescita di un Paese fermo; capace, una volta per tutte, di spiegare come si governa l’immigrazione, come si dà sicurezza agli italiani, e finalmente disponibile ad aprire il grande capitolo dell’intelligenza artificiale e delle sue conseguenze economiche e sociali. Sarebbe, sulla carta, il grande bilanciamento di un centrosinistra impastato col populismo. Al momento, però, questa proposta è quella di Carlo Calenda e Pina Picierno, fuori dal centrosinistra.

Per affermarsi dentro il centrosinistra, invece, questa proposta dovrebbe prima aggregare forze disperse. A oggi, però, il quadro è assai incerto. E invece una lista unitaria, riformista, europeista, liberale e socialista, se ne avesse l’ambizione, potrebbe persino ambire a un consenso superiore, per dire, a quello di Avs. Però siamo alla vecchia politica dei giochetti, delle sigle, dei veti incrociati e delle convenienze di poco momento. Alla fine, il problema non sarà aver perso qualche seggio, ma aver lasciato incerto, malfermo, residuale uno spazio politico che, proprio per le scelte della sinistra populista, potrebbe essere forte. E allora continuiamo così, facciamoci del male.

Q8
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti

Altre notizie da POLITICA

Tutte →