La nuova legge elettorale punta alla stabilizzazione del sistema politico ma l’obiettivo sarà raggiunto solo parzialmente
Paolo Pombeni sul Messaggero sostiene che la nuova legge elettorale, ormai vicina all’approvazione definitiva, persegua un obiettivo condivisibile, la stabilizzazione del sistema politico, ma lo raggiunga solo parzialmente. Il premio di maggioranza scatta infatti soltanto se una coalizione supera il 42% dei voti: al di sotto di questa soglia rimane una distribuzione proporzionale dei seggi che, considerate le tensioni interne agli schieramenti, potrebbe non produrre una maggioranza stabile. Pombeni ritiene che un ballottaggio fra le prime due coalizioni avrebbe garantito meglio l’individuazione di un vincitore e favorito la successiva compattezza della maggioranza. Pombeni individua altre debolezze nella formazione delle liste. Il premio dovrebbe servire a portare in Parlamento un ceto politico di qualità, anziché diventare uno strumento per sistemare i fedelissimi dei partiti. I capilista bloccati rischiano invece di rafforzare il potere delle dirigenze, mentre le preferenze avranno effetti soprattutto nei partiti maggiori e le pluricandidature accresceranno ulteriormente il controllo dei vertici. Critica inoltre il clima di scontro nel quale è maturata la riforma e considera improprio invocare continuamente la difesa della Costituzione: l’indicazione sulla scheda del candidato premier, sostiene, non sottrae al capo dello Stato le sue prerogative. Anche l’elevato numero di firme richiesto per presentare le liste avrebbe potuto essere sostituito da una soglia minima di voti per le formazioni coalizzate. Pombeni conclude che, nonostante imperfezioni e debolezze, sarebbe dannoso far naufragare la riforma alla Camera, perché ciò aprirebbe una crisi politica in una fase già difficile. Spetterà però ai partiti utilizzare con cautela e razionalità i nuovi meccanismi. La stabilità necessaria non deve tradursi nella semplice predominanza della maggioranza né nel rafforzamento delle fazioni interne: occorrono una classe politica di qualità e un sistema di governo capace di affrontare con adeguata statura le questioni economiche, sociali e internazionali.





