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L’ex ministro Speranza: “Non consentiremo più alla destra di metterci all’angolo sulla sicurezza”

A Colle di Val d’Elsa, dove la sinistra non ha più il sindaco da più di dieci anni, la festa dell’Unità richiama tanti cittadini e molti militanti. Tra le iniziative pubbliche ce n’è una con Roberto Speranza, deputato Pd, ex ministro della Salute, che presenta La nostra sicurezza (Solferino edizioni), il volume che sarà in libreria il 4 settembre. E’ la seconda tappa in giro per l’Italia. A Colle ne parla con il capogruppo del Pd in consiglio regionale Simone Bezzini e il prefetto Renato Saccone, moderati da Michela Berti della Nazione. Alla Gazzetta del Mezzogiorno, l’onorevole Speranza, rilascia un’intervista dove sembra voglia sfidare le destre sul loro terreno.

«Per me è il nostro terreno. Questa parola è molto forte e attuale, sentita dalle persone. Sicurezza significa capacità di saper rispondere alla domanda di protezione. Viviamo un tempo in cui le persone hanno paura e non dobbiamo mai girarci dall’altro lato. Dobbiamo offrire risposte credibili».

A quale “sicurezza” si riferisce?

«A quella intesa nel senso più stretto, che riguarda, ad esempio, la paura per i figli che tornano a casa la sera. Dobbiamo essere chiari su questo. Ma la parola “sicurezza” può essere declinata in modo più largo: nel libro offro anche altre interpretazioni».

Quali?

«La prima sicurezza è legata alla pace, bene prezioso in tempi di guerre. Poi c’è la sicurezza sociale, con il lavoro sicuro come risposta al precariato e alla domanda di stabilità di famiglie strangolate dall’inflazione. Sicurezza significa anche diritto alla salute garantito dal servizio sanitario nazionale e sicurezza ambientale e climatica come abbiamo ben visto durante questa estate torrida».

Di sicurezza “da sinistra” ha parlato anche Barbara Palombelli sul Corsera

«La sinistra si deve riprendere la parola sicurezza, a trecentosessanta gradi. Se c’è un crimine, non bisogna temere di usare la parola “repressione”, insieme a “prevenzione”. Non possiamo consegnare queste istanze alle destre. Proteggere le persone significa farsene carico…».

Si torna all’ “I care”…

«La sinistra ha difeso i diritti dei lavoratori contro lo sfruttamento ai tempi della rivoluzione industriale. Ora dobbiamo fare lo stesso con l’Ai, proteggendo da sinistra chi ha paura. È una questione culturale».

Ci spieghi.

«La destra, anche con la retorica “armi e legittima difesa” alla Roggero, è convinta che ci si salva “da soli”. Noi da sinistra affermiamo la centralità delle istituzioni e della comunità, evitando che chi non ha mezzi resti isolato. Chi è ricco può curarsi con le assicurazioni o avere case presidiate da metronotte. Chi ha meno risorse deve poter contare sullo Stato per la salute e l’ordine pubblico».

Il suo libro è già una piattaforma programmatica per il campo largo?

«È un contributo alla costruzione di una cultura e di una proposta politica. Non consentiremo più alla destra di metterci nell’angolo sulla sicurezza, raccontando che noi siamo distanti rispetto a queste paure».

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