Per un like in più o in meno
Stefano Bisi.
La Politica sembrava tornata nella maniera migliore ad occuparsi del Monte dei Paschi di Siena. Quello che si era apprezzato era il tentativo, abbastanza riuscito, di far ragionare in sufficiente sintonia le istituzioni, anche se di colori diversi. Tutti o quasi a cercare di conservare e sviluppare l’identità della banca più antica del mondo. E’ bastato però il lancio di un amo, come quello della canna da pesca, per rischiare di tornare indietro. Il presidente dei Unipol Carlo Cimbri ha rilasciato un’intervista al giornale capofila dello schieramento pro Intesa Sanpaolo per rassicurare che la sede del Monte dei Paschi resterà a Siena, che non ci saranno licenziamenti e lo spezzatino resterà soltanto un piatto da gustare, e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha considerato queste considerazioni come un passo avanti per l’integrità della banca. Unipol è partner di Intesa Sanpaolo nella conquista del Monte dei Paschi e quindi d’accordo per fare lo spezzatino, per togliere Siena dal marchio, per dire che il piano di Luigi Lovaglio di conquistare Banco Bpm e Banca Generali fa sganasciare dalle risate per usare un’espressione tipica delle campagne senesi.
I protagonismi non fanno bene alla “causa”, se la “causa” è quella di conservare e sviluppare il Monte dei Paschi. Se poi altre sono le strade che si vogliono privilegiare perché si ritiene che la “causa” potrà essere salvaguardata in altro modo, sarebbe giusto dirlo. Per una foto in più o in meno su un giornale, per un like in più o in meno sui social si rischia di rompere una sintonia che, pur con qualche distinguo, era stata trovata. E a chi fa paura il ritorno della Politica nel credito, mi permetto di dire che le autorità di vigilanza sono nominate dalla Politica, che il possibile esercizio del golden power è previsto ed è delegato alla Politica. Così, tanto per dire.





