Difficile che Putin attacchi direttamente obiettivi britannici, più probabile azioni ibride
Marco Di Liddo, direttore del Centro studi internazionale, in una intervista al Quotidiano Nazionale, parla della possibilità che la Russia di Putin attacchi obiettivi britannici.
“Un attacco russo diretto e chiaramente attribuibile aprirebbe una discussione sull’attivazione dell’articolo 5 della Nato. Mosca lo sa bene, per questo, se volesse colpire interessi britannici, sarebbe più facile che ricorresse ad azioni coperte: cyberattacchi, sabotaggi contro siti industriali o infrastrutture. In questo modo può provocare danni senza assumersene apertamente la responsabilità. E i governi europei possono evitare di andare fino in fondo”.
La possibilità di produrre Storm Shadow in Ucraina può cambiare gli equilibri?
“È un passo importante sia sul piano militare sia su quello politico. Kiev possiede già una tradizione e competenze significative nell’industria missilistica: metterle a disposizione una tecnologia così avanzata significa rafforzarne sensibilmente le capacità. Resta però il problema di quanti missili si possano produrre e di come proteggere gli impianti dagli attacchi russi”.
E come potrebbe reagire Mosca?
“Se gli Storm Shadow prodotti in Ucraina cominciassero a essere utilizzati massicciamente, i danni per la Russia potrebbero diventare importanti. Mosca cercherebbe allora di alzare il prezzo del loro impiego: potrebbero aumentare sabotaggi, cyberattacchi e altre operazioni di guerra ibrida. In Ucraina come sul territorio Nato”.
Qual è, a quel punto, il rischio maggiore?
“Il mio timore più grande è ciò che potrebbe accadere quando un drone, un sabotaggio o un’altra operazione russa dovessero provocare vittime civili in un Paese europeo. Finché queste attività non causano morti, in qualche modo possono essere gestite. Con vittime civili, invece, l’opinione pubblica non potrebbe più voltarsi dall’altra parte”.


