Una spina dietro l’altra nel risiko della sanità toscana e per Giani è arrivato il momento di mettere in azione il bisturi
Stefano Bisi.
E’ iniziato il campionato di Serie A ed entra nel vivo il risiko della sanità. Direte voi: ma che cosa c’entrano Allegri e Spalletti, Kean e Dybala con il bisturi? C’entrano c’entrano, perché insieme alla partenza del campionato, che una volta era il più bello del mondo, per il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani è arrivato il momento della scelta della formazione per vincere lo scudetto o almeno raggiungere un piazzamento per l’Europa.
Una scelta l’ha già fatta e non è passata inosservata. Gli ordini dei medici di tutte le province si sono infuriati per la nomina di un infermiere alla guida per quattro mesi (poi si vedrà) dell’Agenzia regionale della sanità, un organismo tecnico che fornisce dati e supporto ai professionisti del settore. Giovanni Grasso ha “solo” la laurea in scienze infermieristiche e ha scatenato la reazione degli ordini dei medici, ma Giani difende la sua scelta e nella protesta ci vede anche un po’ di razzismo professionale. Dimenticavo: Grasso è un esponente di Casa Riformista-Italia Viva e ha un buon seguito ad Arezzo dove si è candidato in consiglio comunale ma non è stato eletto nonostante i 900 voti di preferenza e prima ancora aveva provato ad entrare in consiglio regionale ma non gli erano bastati 2500 consensi.
Tolta la spina Grasso, per Giani ora se ne presentano altre. Ci vorrà un buon bisturi per toglierle senza provocare dolori e non avrà neppure un buon ferrista ad aiutarlo, perché il segretario regionale piddino Emiliano Fossi non ha voluto la conferma dell’assessore alla sanità Simone Bezzini e gli ha imposto Monia Monni che non ama il settore, di gran lunga il più importante nell’amministrazione regionale.
Un’altra spina: dall’1 settembre Marco Torre diventa ufficialmente direttore generale della sanità toscana e lascia la guida dell’Asl Toscana Sud-Est, la cosiddetta Aslona che comprende Siena-Arezzo-Grosseto. Chi gli succederà? Giani ha in testa tre nomi e forse più: promuoverà la direttrice amministratrice Biancamaria Rossi, la senese dell’Oca che se la nomina del dg non avverrà prima dell’1 settembre assumerà l’incarico ad interim per un massimo di due mesi? Oppure punterà su Dario Rosini, grossetano, il direttore amministrativo di Careggi che a Firenze forma una coppia affiatata con la dg Daniela Matarrese e per questo Giani non vorrebbe dividerla? Un altro grossetano, Daniele Testi, dg di Estar, è nella testa del presidente della Regione. Chissà?
Ma il risiko della sanità non finisce qui. E’ in scadenza di mandato il direttore generale dell’Asl Toscana Centro, Valerio Mari, ingegnere informatico e anche quello del dg dell’Azienda ospedaliero universitaria senese Antonio Barretta. Potranno essere prorogati ma anche queste sono spine che attendono che il bisturi di Giani si metta in azione prima possibile perché l’incertezza è bella su chi vincerà il campionato di serie A ma non fa bene alla sanità.





