Conte vuole scegliere l’avversario alle primarie, via Schlein e dentro Bersani
Oltre al suo interesse personale, c’è un motivo per cui Giuseppe Conte vorrebbe impedire la candidatura di Elly Schlein alle primarie: la convinzione che, dopo averle vinte, poi lei farebbe perdere il campo largo alle elezioni. Per questo la sta indebolendo con le sue accelerazioni. E i fatti di questi giorni, soprattutto con la mozione «no armi» che ha fatto imbestialire mezzo Pd, vanno letti in questa chiave. Dunque l’obiettivo dell’avvocato del populismo, ingrato, è togliere Elly di mezzo. Lo scrive Mario Lavia su Linkiesta
Pur di raggiungere questo obiettivo il capo del Movimento 5 Stelle, naturalmente in sintonia con i “vecchi” del Pd, se non addirittura dietro loro suggerimento, ipotizza un terzo nome. Quello di Pier Luigi Bersani. Sono in diversi, da tempo, che hanno pensato a lui come «garante» dell’unità del campo largo. Ma adesso non si tratta più di un “garante” formale, di un super partes che metta pace, ma del candidato a Palazzo Chigi, essendo tutti persuasi che il Melonellum passerà imponendo quindi l’indicazione del presidente del Consiglio.
Sarebbe una soluzione clamorosa e per certi aspetti “restauratrice”: come dopo la Rivoluzione francese e Napoleone si tornò ai Borboni, dopo la tanto sbandierata “rivoluzione” schleiniana si ripiegherebbe sull’usato sicuro, o meglio, relativamente sicuro dato che Bersani, come si ricorderà, “non vinse” le elezioni di ben 13 anni fa – quando, peraltro, fu massacrato in streaming da Beppe Grillo.
“Giuseppi” potrebbe riparare a quel torto. È chiaro che Schlein farà di tutto per ostacolare questa ipotesi dato che da sempre vuole essere lei l’anti Giorgia Meloni. Per bloccarla ci vorrebbe una specie di golpe interno ordito dai grossi calibri, i capicorrente che contano, qualche ex leader, figure che ancora controllano pezzi decisivi dell’organizzazione. Sarebbero loro, d’intesa con Conte, a comunicarle che il partito non la considera più la candidata naturale alla premiership. Una sfiducia politica prima ancora che personale. E per rendere meno traumatico lo stop le arriverebbero le inevitabili promesse: un ministero di peso, la presidenza della Camera. Il messaggio sarebbe semplice e insieme spietato: sei giovane, fai un passo indietro oggi e domani il partito saprà ricompensarti.
Dalla sua parte, l’ex ministro delle lenzuolate può vantare una lunghissima esperienza di partito e di governo, una popolarità indubbia acquisita con una massiccia presenza televisiva, una buona competenza in campo economico, una capacità di rappresentare un elettorato ampio di sinistra, discrete relazioni con l’establishment. I contiani non avrebbero difficoltà a sostenerlo, meno che mai i dem e Avs. Difficile che particolari resistenze possano venire da Matteo Renzi, che proprio nel 2013 lo sfidò. Ma tanta acqua è passata sotto i ponti.
La campagna propagandistico-ideologica sarebbe imperniata sul “grande ritorno a sinistra”, cioè sulla rivincita storica sugli anni dei “liberali” di Walter Veltroni, Renzi, Paolo Gentiloni, cioè come la chiusura di un match che va avanti da trent’anni, la croce definitiva sulla terza via e tutto ciò che ne è conseguito, il regolamento di conti finale con quella cultura politica che ha tentato di coniugare riforme, mercato, europeismo e governo. E insieme la fine della disputa tra pacifisti e coloro che sono attenti alle questioni della difesa, a partire dal sostegno all’Ucraina.
È chiaro che in tutto questo c’è molto di psicologico, come in ogni spirito di rivalsa. Si sfrutterebbe l’aria che tira, o che si presume che tiri, scommettendo che il vento di New York e del Michigan soffierà anche su Roma.
L’ipotesi Bersani sarebbe un ciclone che spazzerebbe via le ipotesi più moderate di Silvia Salis e Gaetano Manfredi, indigeste all’avvocato di Volturara Appula, il quale sarebbe automaticamente in pole per il Quirinale, magari passando per la poltrona di Palazzo Madama. Ma soprattutto sarebbe un colpo a Schlein, la ragazza che proprio i “vecchi” insediarono al Nazareno e alla quale oggi vogliono dare il benservito.





