Fatti, approfondimenti e scenari sul risiko bancario che vede il Monte dei Paschi al centro
C’è una pax de facto fra Credit Agricole e Intesa Sanpaolo dietro la retromarcia clamorosa e senza vere spiegazioni di Banco Bpm su Mps? La domanda e la risposta di Fernando Soto su StartMag.
E’ quello che si chiedono in queste ore analisti finanziari e addetti ai lavori dopo quanto annunciato ieri dal consiglio di amministrazione della banca guidata dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna (nella foto).
Ecco fatti, approfondimenti e scenari.
CHE COSA HA COMUNICATO IL CDA DI BANCO BPM SU MPS
Ieri il consiglio di amministrazione dell’istituto di Piazza Meda ha comunicato di aver deliberato all’unanimità di interrompere le consultazioni sulla potenziale aggregazione con Mps, dopo il progetto annunciato urbi et orbi il 7 giugno. La retromarcia è l’effetto dello stop da parte di Crédit Agricole, che pure aveva dato il via libera al progetto con il Monte visto che il gruppo frances esprime quattro consiglieri di amministrazione dell’istituto guidato da Castagna.
LA RETROMARCIA DI CASTAGNA
Insomma, a quasi due mesi dall’invio della lettera di intenti e dopo settimane di dialoghi informali, Banco Bpm ha ritenuto che «non si siano ad oggi verificate le condizioni per giungere a un accordo condiviso tra le parti». Da qui la decisione di interrompere le consultazioni, anche «nell’ottica di massima trasparenza nei confronti del mercato e di tutti gli azionisti». Ora la banca, si legge nella nota, resta «pienamente focalizzata sul piano strategico del gruppo». Quindi soli è meglio che accompagnati? Di sicuro non la pensano così i francesi.
LE PAROLE INEQUIVOCABILI DI CREDIT AGRICOLE
I primi segnali evidenti di un cambio di direzione erano chiari già ieri mattina quando – come evidenziato ieri da Startmag – il ceo della Banque Verte, Olivier Gavalda, aveva detto: «Ci sono molti scenari sul tavolo ma, al momento, non siamo a conoscenza di alcun progetto concreto» tra Mps e Banco Bpm, aveva detto il manager agli analisti. E aggiungeva: «Non siamo stati contattati da altre parti in merito a un potenziale coinvolgimento in un progetto di questo tipo».
LA DIREZIONE DI MARCIA DEI FRANCESI
La prospettiva ora per il gruppo francese è diversa, come è stato esplicitato ieri chiaramente: «Uno degli scenari che preferiremmo sarebbe una fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia – ha detto la deputy generale manager Clotilde L’Angevin – perché ci consentirebbe di creare valore e ci permetterebbe anche di rafforzare la nostra presenza in Italia». Governo permettendo, ha chiosato oggi il Sole 24 ore.
LA MOSSA DEL CREDIT AGRICOLE VISTA DA CAMILLA CONTI
Ma nella capriola francese hanno avuto un ruolo sintonie sotto traccia con Intesa? Ha scritto su X Camilla Conti, giornalista esperta di finanza: “I decani di Piazza Affari ricordano l’alleanza stretta alla fine degli anni Ottanta tra la banca francese e il grande vecchio della finanza cattolica Giovanni Bazoli, oggi presidente emerito di Intesa. Impegnato nel rilancio del Nuovo Banco Ambrosiano, Bazoli chiamò in aiuto proprio les amis dell’Agricole per arginare l’avanzata di Gemina che mirava, sotto la regia di Mediobanca, a portare sotto l’egida della Comit l’istituto rinato dalle ceneri della banca di Roberto Calvi. E nel 2006 Cariparma e Friuladria furono cedute proprio da Intesa all’Agricole in seguito alla fusione con il Sanpaolo di Torino. Tutto torna”.
LE SINTONIE FRA INTESA E UNIPOL
La retromarcia di Credit Agricole e di Banco Bpm su Siena rafforza rafforza la posizione di Intesa Sanpaolo nell’Opas da 30,6 miliardi lanciata su Mps. In settimana Intesa ha presentato il miglior semestre della sua storia, terminato con 5,6 miliardi di utili. E l’amministratore delegato Carlo Messina ha fatto capire al mercato che la banca era molto determinata ad andare avanti nella sua offerta per Rocca Salimbeni. Inoltre c’è stato il placet unanime dell’assemblea di Unipol all’aumento di capitale da 2,5 miliardi per affiancare Intesa Sanpaolo nell’operazione su Mps.
LA POSIZIONE DI UNICREDIT SECONDO IL SOLE 24 ORE
C’è poi Unicredit sullo sfondo: “Messina – ha sottolineato il Sole 24 ore – in settimana aveva anche ricambiato il garbo istituzionale del ceo di Unicredit Andrea Orcel. Entrambi i banchieri avevano reciprocamente riconosciuto la solidità delle rispettive strategie di business. La partita non finirà con la presa di Siena, a quel punto, quando scatterà la cessione degli sportelli di Mps imposta dall’Antitrust, Orcel potrebbe farsi avanti e guadagnare quote sul mercato retail italiano dopo che sarà andato in porto il secondo tempo del risiko di Intesa Sanpaolo, Unipol-Bper ed Mps”.
LA SINTESI DI SCOZZARI
Una sintesi del risiko su Siena l’ha offerta la cronista esperta di banche Carlotta Scozzari su Linkedin: “Ora Intesa Sanpaolo sembra avere la strada spianata per Mps; chissà cosa si inventerà il numero uno di Montepaschi, il redivivo Luigi Lovaglio, che tutto vuole fuorché finire “comprato” da Intesa (e un po’ anche da Unipol-Bper); chissà che farà il numero uno di #Unicredit Andrea Orcel: dopo la vittoria sulla tedesca Commerzbank, che possa ritentare una scalata a Banco Bpm? Dovrebbero però vedersela con i soci francesi, che, avendo poco meno del 30% del capitale, comandano in Banco Bpm”.





