I pazienti ortopedici lasciano la Toscana per farsi operare in Emilia Romagna e il fenomeno costa caro
La Toscana continua a pagare decine di milioni di euro alle strutture private dell’Emilia-Romagna perché non riesce a operare in tempi adeguati i propri pazienti. All’origine della mobilità sanitaria c’è soprattutto un problema: le liste d’attesa dell’ortopedia pubblica. Tutto comincia da un’agenda del Centro unico di prenotazione che rinvia l’intervento a data da destinarsi. Per una protesi d’anca o di ginocchio i tempi superano quelli previsti dalle classi di priorità. Così, davanti a mesi di attesa, il paziente cerca alternative e le trova. La Nazione fa un’analisi dettagliata del fenomeno.
I volumi fisici e finanziari confermano la dimensione del fenomeno. Nel 2025 sono 35.154 (dato ancora provvisorio) i ricoveri di residenti toscani effettuati in altre regioni, a fronte dei 36.185 del 2024. La spesa complessiva per la mobilità passiva ortopedica raggiunge nel 2025 gli 80,6 milioni di euro, dopo aver toccato gli 84,2 milioni nel 2024, i 71,7 milioni nel 2023 e i 54,1 milioni nel 2019. I ricoveri diminuiscono leggermente, ma la spesa resta stabilmente sopra gli 80 milioni: il problema, dunque, non si riduce. E che si trascina dal 2018 quando una delibera regionale impose disposizioni di controllo e una stretta sui tetti di spesa e sui rimborsi per specifici interventi ortopedici in clinica privata per monitorare gli sforamenti di budget. Una decisione contestata e poi ribaltata che nel frattempo aveva spinto alla migrazione tanti medici toscani.
Dove si dirigono i pazienti toscani? Fanno visite private da ortopedici che inviano quasi tutti in unico territorio, dopo il passaggio per la richiesta dal medico di famiglia. Nel 2025 ben 59,4 milioni di euro — il 73,7% del valore complessivo della mobilità ortopedica passiva — finiscono in Emilia-Romagna. Nel 2019 quella quota era del 52,9%; è salita al 67,4% nel 2023, al 73,4% nel 2024 e oggi sfiora il 74%. L’analisi della tipologia di erogatore chiarisce che la ricerca di cure fuori regione non è guidata, nella maggior parte dei casi, dalla necessità di accedere all’alta specializzazione pubblica. L’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, Irccs di riferimento nazionale, assorbe infatti 3,6 milioni di euro per 616 ricoveri. Il vero polo di attrazione è rappresentato dalle strutture private convenzionate, che assorbono il 90,1% del valore erogato in Emilia-Romagna ai residenti toscani, pari a 53,5 milioni di euro. Una quota in costante crescita rispetto all’82,9% del 2019. Quattro cliniche bolognesi — Villa Laura (12,6 milioni di euro per 1.937 ricoveri), Villa Chiara (11,2 milioni per 1.271 ricoveri), Villa Erbosa (5,4 milioni per 745 ricoveri) e Villa Regina (4,5 milioni per 658 ricoveri) — raccolgono da sole 33,7 milioni di euro di fondi pubblici toscani.
Sul piano contabile, la Regione Toscana presenta nel 2025 un disavanzo di mobilità ortopedica ridotto a 1,6 milioni di euro, contro i 9,6 milioni del 2024. Il risultato è dovuto alla crescita della mobilità attiva, cioè all’arrivo di pazienti da altre regioni — soprattutto dal Lazio (32,2 milioni di euro) e dall’Umbria (14,9 milioni) — per un valore complessivo di 79 milioni di euro. L’area muscolo-scheletrica si conferma infatti la prima specialità di attrazione della Toscana, rappresentando circa un quarto dell’intera mobilità attiva regionale, davanti a endocrino-metabolica, salute mentale, sistema nervoso e oculistica.
Ma la lettura complessiva dei dati racconta un’altra realtà. L’83,5% del valore della mobilità attiva ortopedica — pari a 66 milioni di euro — è prodotto da strutture private accreditate toscane. Il saldo contabile quasi si azzera. Quello organizzativo no. Gran parte dei flussi economici continua infatti a spostarsi dal sistema pubblico verso il privato convenzionato, dentro e fuori regione. Un equilibrio che non restituisce risorse né capacità produttiva agli ospedali pubblici.
Il percorso che alimenta questi flussi è noto. La visita specialistica effettuata in Toscana individua l’indicazione chirurgica; davanti alla prospettiva di lunghe attese nel pubblico, il paziente sceglie una struttura privata convenzionata oltre confine. La prestazione è gratuita per il cittadino, ma il costo viene successivamente addebitato alla Regione Toscana attraverso il sistema della compensazione interregionale.
La Regione è pronta a intervenire. Manca ancora la sottoscrizione degli Accordi di confine con l’Emilia-Romagna, previsti dalla legislazione statale e sollecitati dalla Corte dei Conti, per fissare tetti finanziari vincolanti alle prestazioni erogate dalle strutture private convenzionate. La Toscana ci ha provato innumerevoli volte ma ancora l’Emilia-Romagna non ha acconsentito. Aiuterebbe il monitoraggio dell’attività libero professionale, per garantire trasparenza lungo il percorso assistenziale. Con liste d’attesa uniche per residenti e fuori regione: in Emilia-Romagna i fuori regione hanno la precedenza. Infine, il riefficientamento della rete ospedaliera pubblica toscana: estensione dell’utilizzo delle sale operatorie al pomeriggio e nei prefestivi. Se fossero reinvestiti nella sanità pubblica toscana e nei percorsi ortopedici i 59,4 milioni di euro che oggi finiscono alle strutture private dell’Emilia-Romagna probabilmente si riuscirebbe ad abbattere le liste d’attesa e restituire piena funzionalità agli ospedali del territorio.





