Chiusa per mancanza di personale, consegnate alla polizia le chiavi della stazione di servizio di Badia al Pino
”Chiuso fino alle 6.00”. Questo l’avviso affisso ieri sera e valido dalle ore 21 e per tutta la notte nella stazione di servizio di Badia al Pino Est. Manca la motivazione: l’assenza di personale. Il gestore, infatti, non è stato in grado di garantire il nuovo turno e i lavoratori in servizio, di fronte all’assenza del cambio, hanno chiamato la polizia perché l’impianto sull’autostrada deve essere aperto e, in ogni caso, in sicurezza. Gli agenti hanno poi riconsegnato le chiavi ai lavoratori entrati in turno questa mattina”.
Un episodio che ha confermato l’allarme già lanciato nei giorni scorsi dalla Filcams: “La responsabilità sociale di impresa sembra essere ormai un concetto vuoto che ricade sui lavoratori i quali ogni giorno si trovano a gestire il tutto da soli in condizioni di forte stress ed incertezza”.
Le federazioni di categoria delle Cgil di Arezzo e Siena giudicano gravissima la situazione.
“In sempre più aree di servizio della rete autostradale, tra cui quella di Badia al Pino e quella di Montepulciano Ovest, si applicano contratti non firmati da organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale e nei casi più gravi i lavoratori sono chiamati a svolgere turni di 8 e più ore completamente da soli, dovendo contemporaneamente garantire assistenza alla clientela, attività di rifornimento, gestione del punto vendita, pulizia e controllo degli impianti. Una condizione che espone lavoratori e utenti a rischi oggettivi: in caso di un’emergenza improvvisa o di un evento legato alla sicurezza un solo operatore non sarebbe nelle condizioni di intervenire tempestivamente e di gestire contemporaneamente tutte le attività necessarie. Una situazione che non può essere considerata compatibile con gli standard di sicurezza che un’infrastruttura strategica come la rete autostradale deve garantire. Non si fermerà la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori delle aree di servizio autostradali. Al centro della protesta della Filcams CGIL di Arezzo e della Filcams CGIL di Siena ci sono la sicurezza nei luoghi di lavoro, il contrasto ai contratti siglati da organizzazioni non rappresentative e la richiesta ad Autostrade per l’Italia e alle compagnie petrolifere affinché si assumano pienamente le proprie responsabilità e vigilino su chi lavora all’interno della rete autostradale. Nelle aree di servizio autostradali i carburanti continuano ad avere prezzi ben più elevati rispetto alla rete ordinaria. È quindi difficile comprendere come, a fronte di margini così importanti, si continui a comprimere il costo del lavoro attraverso l’applicazione di contratti collettivi non rappresentativi, con salari più bassi e minori tutele. La gestione di carburanti, compreso il GPL, richiede personale formato, qualificato e presente in numero adeguato. Invece, sempre più spesso, un solo lavoratore è chiamato a garantire contemporaneamente il rifornimento, l’assistenza alla clientela, la gestione del punto vendita, il controllo degli impianti, la pulizia e tutte le altre attività necessarie. Una condizione che rischia di compromettere la sicurezza di lavoratori e utenti, soprattutto in caso di emergenza. La sicurezza riguarda l’intera organizzazione del servizio: dalla gestione degli impianti alla qualità degli alimenti, dalla sanificazione dei servizi igienici al rispetto delle procedure. Per questo le Filcams CGIL Provinciali di Arezzo e Siena denunciano anche la crescente diffusione dei cosiddetti “contratti pirata”, ormai presenti in un numero sempre maggiore di aree di servizio, con effetti negativi sulla qualità del lavoro e del servizio. Autostrade per l’Italia e le compagnie petrolifere non possono chiamarsi fuori. Lungo la filiera delle concessioni e delle subconcessioni chi trae benefici economici dalla rete autostradale (bene pubblico a gestione privata) deve garantire organici adeguati e standard elevati di sicurezza, inoltre se si ritiene che il servizio sia così essenziale da ricadere nelle previsioni della L.146/90 (norma che regolamenta lo sciopero nei servizi pubblici essenziali), il rispetto e l’applicazione di contratti collettivi nazionali firmati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Riteniamo positivo aver ricevuto notizia che più organi ispettivi si stiano attivando sul problema e abbiano agito controlli, ma servono interventi strutturali, impegni concreti e rapidi, inoltre che Autostrade per l’Italia nel rispetto del codice appalti verifichi il rispetto dell’applicazione di norme e contratti idonei per tutta la filiera, agendo nel caso anche nei confronti di quelle compagnie petrolifere che nella gestione degli impianti si avvalgono dei servizi di aziende inadatte e scorrette con le proprie maestranze al solo fine di massimizzare i guadagni. Per queste ragioni la mobilitazione è destinata a salire e a proseguire fino a quando sicurezza, legalità contrattuale e dignità del lavoro non torneranno a essere priorità per tutti i soggetti coinvolti. Perché il profitto non può mai venire prima della sicurezza delle persone e dei diritti di chi lavora”.





