#CULTURA

Agli albori del giornalismo

Roberto Pizzi.

I graffiti delle caverne, i rapsodi, i profeti, i cantori, le efemeridi, i calatores ed i praecones dell’ antica Roma, le cronache medievali del Villola, gli avvisi dei menanti, simbolizzano le varie tappe di un cammino compiuto per uscire dalla primitività e realizzare, secondo le parole di Marshall Mac Luhan, quella svolta antropologica costituita dall’invenzione della stampa. L’informazione  era stata una antica esigenza che aveva stimolato l’ingegno umano a cercare il sistema più adatto per la sua diffusione. Mosè aveva i suoi informatori sparpagliati sul territorio. I subrostrani dell’Antica Roma erano singolari personaggi dotati di fiuto e scaltrezza, i quali passavano la giornata sotto i rostri del Foro, dove si svolgeva la vita sociale della città, per raccogliere notizie ed indiscrezioni che vendevano ai cittadini assetati di informazioni “fresche”. Occorreva anche ideare un sistema di segni per poter fissare la parola. Il sistema dei segni è più o meno iconico. Il disegno è iconico, i geroglifici erano iconici, la scrittura cinese è iconica (la Cina aveva molti dialetti, pertanto aveva bisogno di un sistema che fosse comprensibile al maggiore numero di persone). 

L’alfabeto occidentale discende dall’invenzione dei Fenici ed era anch’esso vagamente iconico. Col tempo lo fu sempre meno ed approdò infine al sistema attuale, cioè il convenzionale. Ecco dunque il codice. Lo strumento scrittorio era in rapporto stretto col supporto scrittorio: vedi lo scalpello e la tavoletta d’incisione, o la penna ed il foglio. Dalla tavoletta d’argilla semplicemente incisa si passava a quella messa a cottura, per conservarne l’incisione. Poi all’incisione sul legno , ed ancora alla svolta epocale della scoperta egiziana del papiro (parola che ha lasciato il segno nei vocabolari di Francese (papier) e d’Inglese (paper). Per il papiro furono ideati due nuovi elementi  scrittori, il pennello e l’inchiostro.  L’Egitto detenne il monopolio della tecnica scrittoria fino a che il Regno di Pergamo, in Turchia, non adottò la scrittura sulla pergamena, ricavata dalla pelle di animale. Le pergamene venivano conservate in rotoli, i volven, dal cui etimo deriva la parola volume.  I cinesi idearono e attuarono allora, in concorrenza con l’Occidente, la scrittura sulla carta realizzata dalla  macerazione di vecchi stracci, canapa, scorza del gelso e altri materiali vegetali, dai quali ottennero quella pasta che, essiccata,  forniva un  ottimo supporto alla scrittura.  Lo sviluppo della scrittura su carta si snoda in tre fasi tecnologiche:  1) la scrittura su manoscritto; 2) la stampa su legno (xilografia); 3) la stampa vera e propria, merito anch’essa dei Cinesi, autori dell’altra grande invenzione dei caratteri mobili che, per ironia della storia, non riusciranno però a mettere a frutto. L’invenzione di Gutemberg, nel XV secolo, non è quindi tale, ma occorre parlarne più correttamente come “riscoperta”.  A metà del 1400 vengono composti i primi libri europei, grazie alla diffusione delle grandi stamperie dell’epoca dell’Umanesimo (1400-1500) ed i primi libri a stampa vengono chiamati “incunaboli”, ossia culle della stampa.

Per quanto riguarda il campo più ristretto del pre-giornalismo possiamo comprendere nella sua genesi storica gli Annali dell’antica Roma, scritti che avevano periodicità annuale. Sempre nell’antica Roma vi erano gli Acta Senatus, cioè i verbali del Senato romano che venivano compilati anche grazie all’invenzione della stenografia da parte di Tirone (note tironee), schiavo di Cicerone. Gli Acta Diurna erano invece notizie giornaliere e gli Acta populi erano notiziari voluti da Cesare e destinati al popolo. Vi erano anche gli Avvisi Murari, cioè quegli avvisi pubblicitari ancora oggi conservati a Pompei. 

Nel Medioevo si diffondono le Cronache, diverse dai giornali, in quanto scritte per i posteri.  Alla fine del 1400 si diffondono le Lettere-Giornali,  collegate allo sviluppo di un embrionale sistema postale e di diffusione nel mondo dei commercianti, che allora usavano viaggiare molto.  Circolavano, in quegli anni, anche gli Avvisi a mano, fogli scritti manualmente, che poi diventano Avvisi a stampa.  Occorre dire che la stampa era soggetta a controlli, sia per motivi fiscali, che per motivi politici e di repressione. Per cui anche dopo la sua invenzione vi era ancora chi continuava a scrivere avvisi a mano, per  sfuggire alla censura. Ma un altro motivo dell’ uso non immediato della stampa, dopo la sua invenzione, fu il peso della tradizione che portava a ritenere il Manoscritto miniato (cioè a colori) un bene prezioso per la biblioteca del signore rinascimentale. 

Come è noto, si comincerà a parlare di giornale in senso moderno solo nel XVII secolo, quando  saranno presenti quei fattori necessari per dare ai primi fogli stampati la fisionomia del giornale: la periodicità, una circolazione meno lenta delle notizie e la possibilità di una loro diffusione, una certa varietà di contenuti, la formazione di un’opinione pubblica, le trasformazioni politiche e sociali che inducono i governanti ad usare “il potere assoluto di  informare”. Nei primi decenni di quel secolo il giornale assumeva la sua veste moderna di zeitungcorantos o gazzetta (parola dall’ etimo incerto: forse deriva da un foglio veneziano del 1563 che costava appunto una “gazzetta”, moneta d’argento da due soldi; o dalla gazza, uccello che, nel campo giornalistico,  ruba le notizie), diffondendosi ad Anversa, Augusta, Strasburgo, poi Amsterdam, Parigi, Vienna, Londra. L’Olanda fu la patria dell’editoria privata, perché al contrario degli altri paesi europei, lo Stato non pretendeva il monopolio sulla stampa. Nell’Inghilterra del XVII secolo si doveva fare i conti con la censura della Star Chamber. Tuttavia l’opposizione inglese era agguerrita e Milton scriveva Aeropagitica, opera storica a  difesa della libertà di stampa, preludio delle due rivoluzione del 1600 inglese, che porteranno il paese ad essere il modello del liberalismo. 

Anche in Italia, sebbene controllata dalla severa censura ecclesiastica e dal sistema assolutista basato sulle sovvenzioni ed i privilegi, iniziava progressivamente la diffusione giornalistica. Una certa fioritura della stampa avveniva in Piemonte e in Liguria.  In Piemonte l’abate Pietro Socini promuoveva la nascita de “I Successi del Mondo” (dove la parola “successi” stava per avvenimenti). Il Socini era fuggito da Venezia, dove aveva subito una condanna a morte e dove scriveva dei “mercuri” , cioè dei fogli di notizie mercantili. In Piemonte riuscì a barcamenarsi con il suo giornale, che usciva due volte la settimana, con un numero che riportava notizie dall’Italia ed uno che parlava di vicende estere. Era comunque un foglio di scarso contenuto culturale, basato su notiziole, sermoni religiosi e di piaggerie verso i potenti. In Liguria, nella repubblica oligarchica di Genova, si pubblicava Il Sincero, di Luca Assarino (il quale, insieme al Socini, può essere annoverato come antesignano dell’editore giornalistico italiano). Assarino era un letterato dalla vita avventurosa, trascorsa in molte corti nelle quali svolgeva anche il ruolo di informatore (le corti dei vari stati avevano bisogno di qualcuno che facesse da investigatore e che tenesse informati i vari funzionari ed i regnanti) ed essendo filo francese aveva preso spunto dalla nascita a Parigi de la Gazette di Theofrast Renaudot.

Ma nel panorama editoriale italiano spettava a  Venezia (la patria di Aldo Manunzio, già culla dell’ arte della stampa)  il primato letterario del giornalismo italiano. E fu grazie alle influenze dell’ Illuminismo e della  Massoneria, che sottostavano, entrambi, allo sviluppo di quel giornalismo culturale di tono morale inventato a Londra da Richard Steele e Joseph Addison, con le loro testate Tatler The Spectator, che la città lagunare poté importare questo stile  che si riversò nella Gazzetta Veneta (1760) di Gaspare Gozzi e nella Frusta Letteraria (1763) di Giuseppe Baretti. Nel contempo, nella penisola si diffondeva la lezione giornalistica più rilevante, quella illuministica dell’ Encyclopédie,  che a Milano avrebbe  trovato ne Il Caffè del Verri e del Beccaria il miglior prodotto italiano  .

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