#CULTURA

Gli esordi della carta stampata

Roberto Pizzi.

Dopo avere scritto su questa rivista on line un articolo sulla storia della Carta (si veda l’ articolo del 24/6, sezione “Cultura”), mi propongo adesso di ricollegare l’ utilizzo di questo materiale ai fini della comunicazione giornalistica. Inizialmente accennerò alle origini  della stampa europea,  poi mi dedicherò – collocandomi in un ambito più modesto e proporzionato alle  mie forze – alla storia del giornalismo lucchese (non di scarsa rilevanza) a  partire  dal 1756, quando nella nostra città – stato nacque la prima gazzetta col titolo di Giornale Enciclopedico di Liegi (che si ispirava all’Illuminismo francese) ad opera di Ottaviano Diodati,  personaggio importante nel mondo culturale dell’epoca . Da qui prese il via l’avventura giornalistica lucchese, proseguita  coi giornali della fase napoleonica, poi con quelli della Restaurazione sotto i Borboni, durante la fase del Granducato di Toscana, nelle fasi del Risorgimento, nell’Italia unitaria, fino all’avvento del fascismo. 

L’argomento della stampa non è semplice da abbracciare nella sua interezza,  essendo parte di un millenario processo nel quale l’umanità ha compiuto sforzi immani nella  ricerca di codici di espressione convenzionali, di supporti scrittori adeguati, di metodi tendenti al perfezionamento della comunicazione e per l’ampliamento dei rapporti interpersonali. Questo percorso è stato sintetizzato con l’originale espressione “dalla selce al silicio”, idonea a rendere l’idea della forma circolare della ricerca umana: dalla selce della preistoria –  strumento tecnologico prescelto per l’incisione del segno religioso, artistico, informativo –  agli altri mezzi che si affermarono con l’invenzione della scrittura, fino alla rivoluzione antropologica  della metà del 1400  prodotta dall’invenzione  della stampa;  per ritornare poi, nuovamente, alla stessa materia di partenza, anch’essa proveniente dalla materia più diffusa dell’universo, che è la sabbia comune, il silicio, dalla quale l’uomo ha tratto il “chip”, la cellula vivente del computer che ha prodotto un’altra svolta epocale dagli sviluppi (nel bene o nel male) ancora incalcolabili.

Il giornale,  oggetto del nostro interesse, rappresenta una tappa di questo cammino, il cuiterminus a quo”, il punto di partenza per la  sua storia, è il  XVII secolo, anche se già  nel Cinquecento circolavano, fra le sedi centrali e periferiche delle grandi compagnie commerciali, bollettini con informazioni di carattere politico ed economico. La prima gazzetta italiana sembra essere uscita dalla stamperia Masti e Landi, a Firenze, nel 1636; altre vedranno la luce a Venezia, Roma, Milano, Genova e Torino tra il 1640 e il 1645. All’ Aviso-Relation oder Zeitung, pubblicato a  Strasburgo e ad Augusta nel 1609, è attribuita la primogenitura fra i  giornali a stampa nel senso attuale della parola. La Leipziger Zeitung, nata nel 1660 come foglio di notizie, che continuò a essere pubblicata fino al 1921, vanta invece il titolo del più duraturo quotidiano del mondo. Ma per arrivare alle prime forme organiche di quotidiano bisognerà attendere gli inizi del Settecento, in Inghilterra, dove già era stato organizzato un servizio postale giornaliero tra Dover e Londra che consentiva il regolare recapito di notizie dall’estero. Esso fu la chiave di volta per la fioritura, a partire dal 1704, di una serie di giornali che si distinsero dagli scarni notiziari del secolo precedente per la ricchezza dell’informazione e per la comparsa sulle proprie colonne di  articoli di fondo con la firma di personaggi del calibro di  Jonathan Swift e Daniel Defoe. L’esperienza inglese contagiò il resto dell’Europa, a partire dalla Francia dove, pur sotto il peso della censura, si sviluppò una ventata di libertà ed una rinnovata sete di conoscenza che s’incarnò nel pensiero di Diderot, D’Alembert, Rousseau, Holbach e degli altri illuministi, per i quali non è inappropriata la  collocazione nella categoria di veri e propri “giornalisti”, in quanto la loro opera fu indirizzata a rendere accessibile al medio pubblico borghese la più vasta quantità di notizie scientifiche. L’effetto francese fu  particolarmente forte sull’Italia, favorendo la maturazione del concetto di unità nazionale e dando linfa agli ideali risorgimentali. Non è dunque secondaria l’attenzione al passato del giornalismo il quale è apportatore di un buon contributo alla ricerca storiografica, con lo studio specializzato di un tipo di fonte (indiretta e indirizzata, cioè pensata per le comunicazioni) che, pur non sottraendosi alle regole critiche di ogni documento, si è rivelato strumento fondamentale per la ricostruzione della storia politica e sociale ed ha permesso, inoltre, indagini autonome sulla tendenza ad informare e ad essere informati, a registrare e discutere gli avvenimenti del presente e del passato, a diffondere idee e passioni, ad abituare al concetto di libertà.  

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