La Svizzera blinda gli ingressi, lo stop arriva a 10 milioni di abitanti
Il Quotidiano Nazionale commenta il referendum per il quale i cittadini svizzeri sono chiamati a votare. In Svizzera, nei prossimi anni, il quadrante più monitorato probabilmente non sarà quello di un Rolex o di uno Swatch, ma il contatore demografico della Confederazione. Il Paese è infatti appeso a un referendum cruciale, ribattezzato “Iniziativa per la sostenibilità”, che propone di introdurre un tetto rigido alla popolazione: un primo sbarramento a 9,5 milioni di abitanti per poi blindare il limite definitivo a 10 milioni. Le urne aprono domenica e, come per la Brexit, questo voto, se dovesse vincere il sì, potrebbe avere conseguenze anche per noi italiani.Ma come funzionerebbe questa ghigliottina costituzionale? L’iniziativa, una novità assoluta a livello globale, prevede un meccanismo in due fasi. Il primo campanello d’allarme scatterebbe al superamento dei 9,5 milioni di residenti: in quel momento, il governo federale sarebbe obbligato a varare una stretta immediata che bloccherebbe gli asili e i ricongiungimenti familiari, impedendo a chi possiede permessi provvisori di ottenerne di definitivi. La cittadinanza diventerebbe un sogno. In questa fase, l’ingresso dei lavoratori qualificati resterebbe salvo e la libera circolazione continuerebbe a operare, ma Berna dovrebbe già avviare un braccio di ferro con Bruxelles per rinegoziare i trattati o attivare clausole di salvaguardia. Il vero punto di non ritorno, si materializzerebbe se la popolazione dovesse sforare la soglia massima e invalicabile dei 10 milioni. A quel punto, scatterebbe l’obbligo assoluto di rispettare il tetto con ogni mezzo a disposizione:la Svizzera avrebbe esattamente due anni di tempo per abbassare i numeri e, in caso di fallimento, sarebbe costretta a disdire formalmente l’accordo sulla libera circolazione con l’Unione Europea.Se pensate che la fine della libera circolazione sia un problema destinato a cambiare solo la vita dei lavoratori residenti, vi sbagliate: a pagare il conto del referendum potrebbero essere anche i semplici turisti della domenica o gli amanti dello sci. Se vincesse il sì, e il tetto dei dieci milioni fosse raggiunto, molto probabilmente cadrebbero gli accordi di Schengen. Gli operatori del settore elvetico hanno già lanciato l’allarme per quello che definiscono lo scenario dell’«isola dei visti»: per un italiano che vuole concedersi un weekend a Lugano o una settimana bianca a Zermatt potrebbero tornare i controlli d’identità sistematici alla frontiera e, nell’ipotesi più drastica, persino l’obbligo di passaporto o di un visto d’ingresso. A causa della “clausola ghigliottina”, la fine della libera circolazione farebbe decadere automaticamente anche i patti bilaterali sui trasporti terrestri e aerei, minando i collegamenti ferroviari diretti e i voli tra la Confederazione e il resto d’Europa. Non ultimo, c’è un risvolto pratico sull’accoglienza: con hotel e ristoranti svizzeri improvvisamente privati della manodopera stagionale europea, i viaggiatori si ritroverebbero a fare i conti con alberghi sotto organico, orari di apertura ridotti e un calo drastico nella qualità dei servizi, con il rischio di trasformare un soggiorno d’élite in un’esperienza più faticosa e costosa.





