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Follia a Belfast: immigrato sgozza un passante, la sinistra invoca la calma e la destra attacca

Ariel Piccini Warschauer.

Belfast è una polveriera che ha appena ricominciato a bruciare, sotto i colpi di una tensione migratoria ormai fuori controllo. È bastato l’ennesimo, efferato fatto di cronaca a far saltare la fragile pace sociale delle strade nordirlandesi. Un video shock, circolato rapidamente sui social network, mostra una sequenza da film dell’orrore: un uomo di quarant’anni immobilizzato a terra in Kinnaird Avenue, nel nord della città, aggredito brutalmente con un coltello alla gola in quello che il Daily Telegraph ha già descritto come un vero e proprio “tentativo di decapitazione”.

La vittima, che si trova ora ricoverata in condizioni disperate con profonde lesioni al volto, al collo e alla schiena, è stata salvata solo dal coraggioso intervento di alcuni passanti, uno dei quali ha affrontato l’assalitore brandendo un bastone da hurling, il tradizionale sport locale.

L’aggressore, un cittadino sudanese di 30 anni arrivato in Irlanda del Nord nel febbraio del 2023 dopo essere passato da Parigi e Dublino, è stato arrestato e incriminato per tentato omicidio. Aveva ottenuto lo status di rifugiato sotto il precedente esecutivo conservatore, una circostanza che ha immediatamente riacceso il dibattito sulle falle del sistema d’asilo britannico. Oggi l’uomo comparirà davanti alla Belfast Magistrates’ Court, ma nel frattempo la risposta della piazza non si è fatta attendere.

La scorsa notte la rabbia dei residenti è esondata in una vera e propria guerriglia urbana. Centine di manifestanti, molti dei quali a volto coperto, si sono riversati nelle strade del centro e in diversi quartieri della capitale nordirlandese per protestare contro quella che viene definita “un’immigrazione di massa insostenibile”. Il bilancio delle violenze è pesante: importanti arterie stradali bloccate, cassonetti della spazzatura rovesciati, autovetture private e persino un autobus di linea dati alle fiamme, con dense colonne di fumo nero che hanno avvolto la città. A Cloughfern le forze dell’ordine della PSNI (Police Service of Northern Ireland) sono state bersagliate da un fitto lancio di bottiglie molotov, mentre interi edifici residenziali vicino al centro sono stati evacuati dai vigili del fuoco a causa dei roghi adiacenti.

Il governo laburista guidato da Keir Starmer, visibilmente in imbarazzo di fronte all’ennesima fiammata di scontento popolare, ha liquidato l’accoltellamento come un’azione “ripugnante”, ma si è affrettato a lanciare pressanti appelli alla calma, spalleggiato dalle autorità locali e dalla polizia, che esclude la pista del terrorismo parlando piuttosto del “raptus” di un singolo. Una narrazione che non basta più a contenere l’esasperazione della cittadinanza e che ha subito provocato la durissima reazione della destra.

Nigel Farage, leader di Reform UK, è intervenuto a gamba tesa sul caso, esigendo la massima trasparenza da parte delle istituzioni: “Il pubblico ha il diritto di conoscere l’esatta identità e lo status migratorio dell’aggressore. Bisogna dire la verità”. Il suo partito ha rincarato la dose chiedendo un blocco immediato agli ingressi per tutti i cittadini provenienti dal Sudan.

Mentre la sinistra globalista si interroga sui social su come spegnere l’incendio mediatico, a Belfast i commercianti stranieri e i titolari dei negozi di Sandy Row hanno preferito abbassare le saracinesche blindate già nel primo pomeriggio, barricandosi in casa. La sensazione diffusa è che la violenza di Kinnaird Avenue sia stata solo la scintilla: a un anno esatto dai duri scontri anti-migranti che avevano già sconvolto l’Irlanda del Nord, il fallimento delle politiche di accoglienza e la mancanza di sicurezza reale nelle periferie britanniche presentano di nuovo il conto. Un conto che, questa volta, rischia di essere pagato a carissimo prezzo.

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