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Indagato per terrorismo a scuola con i bimbi, imbarazzo del sindaco di Modena che scarica la responsabilità su un’associazione

Ariel Piccini Warschauer.

Un cortocircuito inaccettabile, che trasforma un incontro scolastico sulla “pace” in un palcoscenico di propaganda politica e, quel che è peggio, porta a contatto con alunni delle elementari e dell’infanzia un uomo indagato per terrorismo. Succede a Modena, dove un evento organizzato negli spazi del Laboratorio Aperto con diverse classi delle scuole Pascoli, Graziosi, Sant’Agnese, Gramsci e della materna Collodi è diventato un vero e proprio caso politico nazionale.

Al centro dello scandalo c’è la presenza di Sulaiman Hijazi. L’uomo si è presentato all’incontro in veste di interprete per blindare la testimonianza di Wael Al Dahdouh, noto giornalista di Al Jazeera e simbolo di Gaza. Peccato che il nome di Hijazi non sia affatto sconosciuto agli inquirenti: l’uomo è infatti indagato dalla Procura di Genovanell’inchiesta sui presunti finanziamenti illeciti destinati a Hamas. Secondo gli investigatori, Hijazi sarebbe vicinissimo a Mohammad Hannoun, l’uomo arrestato lo scorso dicembre e considerato il vertice della rete di sostegno al movimento islamista in Italia.

Come se non bastasse la presenza ravvicinata di un indagato per terrorismo a un palmo dal sindaco della città, Massimo Mezzetti (Pd), e da decine di bambini, l’incontro avrebbe preso una piega decisamente politica. Secondo quanto ricostruito, una donna — indicata come un’insegnante — avrebbe intonato il coro “Free Free Palestine”, prontamente ripetuto in coro dai giovanissimi alunni. Un vero e proprio screening ideologico sulla pelle di bambini che dovrebbero, a quell’età, stare lontani dalle dinamiche feroci della propaganda internazionale.

Travolto dalle polemiche, il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha cercato di correre ai ripari indirizzando una lettera di chiarimento al direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno. Il primo cittadino ha scaricato le colpe organizzative sul Movimento Cooperazione Educativa, spiegando che l’evento era nato dai disegni sulla pace inviati dagli stessi alunni.

“Durante la mia presenza non è stato mai citato il conflitto fra israeliani e palestinesi né è stato intonato alcun canto di natura politica”, si difende Mezzetti. Il sindaco ha precisato di aver lasciato l’incontro dopo un’ora e di aver appreso solo dalla stampa dell’identità e dei guai giudiziari dell’interprete: “Assolutamente inopportuni” i cori, ha aggiunto, sottolineando che i minori non vanno strumentalizzati e che chi ha sbagliato deve chiedere scusa alle famiglie. Mezzetti ha infine liquidato come “forzata e pretestuosa” qualsiasi connessione con l’attentato incendiario avvenuto a Modena lo scorso maggio.

La giustificazione del “non sapevo” non basta però a placare la bufera. Il caso è immediatamente arrivato sui tavoli del governo. L’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna ha già attivato un accertamento ispettivo per fare piena luce sui fatti e verificare le responsabilità del personale scolastico.

Durissimo il commento del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha definito “grave” la presenza di un indagato per terrorismo davanti a bambini in tenera età. Il ministro ha già chiesto di acquisire i verbali dell’ispezione: “La scuola non può trasformarsi in un luogo di indottrinamento o propaganda politica”, ha tuonato Valditara, assicurando che il Ministero vigilerà con il massimo del rigore.

Resta il fatto grave: a Modena, sotto il velo della “pedagogia della pace”, si è consumata una pagina opaca. La sinistra locale si professa sorpresa, ma il sospetto che le scuole vengano usate come casse di risonanza per l’ideologia anti-Israele, persino con “cattivi maestri” sotto la lente della magistratura, è ormai più di un semplice dubbio.

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