Ponte sullo Stretto, non confondere eventuali responsabilità con il giudizio sull’opera
Il direttore Alessandro Sallusti (nella foto) su Libero commenta l’apertura di un’inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto, sostenendo che eventuali responsabilità individuali non debbano essere confuse con il giudizio sull’opera. L’indagine riguarda presunte pressioni esercitate sull’ex presidente della Corte dei Conti per ottenere un parere favorevole sulla fattibilità del progetto. Secondo Sallusti, una parte del fronte contrario al Ponte ha interpretato la notizia come la prova che l’opera debba essere fermata, ma l’autore respinge questa conclusione, distinguendo tra possibili illeciti e utilità dell’infrastruttura. Per sostenere la sua tesi richiama il caso del Mose di Venezia, accompagnato da numerose inchieste e arresti per corruzione ma considerato oggi fondamentale per la difesa della città dall’acqua alta. Lo stesso ragionamento viene applicato all’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la cui realizzazione è stata segnata da infiltrazioni criminali e vicende giudiziarie senza che ciò impedisse il completamento dell’opera. Secondo Sallusti, la presenza di episodi di corruzione o malaffare non può diventare un motivo per bloccare opere ritenute strategiche. Se verranno accertate responsabilità, i colpevoli dovranno essere puniti, ma ciò non dovrebbe compromettere il progetto. L’editorialista conclude affermando che il Ponte sullo Stretto rappresenta per molti siciliani e calabresi una prospettiva di sviluppo economico, occupazione e migliori collegamenti. Per questo, sostiene, eventuali comportamenti illeciti di singoli soggetti non possono mettere in discussione la realizzazione dell’infrastruttura.





