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Tra Buttafuoco e Giuli ha vinto la Biennale con un 20% in più al botteghino

Erri De Luca escluso dal festival letterario di Salerno? Non è censura, è peggio, è un riflesso condizionato. E’ un automatismo mentale che ormai prende piede. Dall’una e dall’altra parte, quando lo fanno i buoni sia quando lo fanno i cattivi, ormai è diventato un obbligo dire ‘no, tu no’. È un retaggio di una mentalità che parte da lontano: quando c’è la consapevolezza che il legno dell’umanità è storto, c’è sempre qualcuno che lo vuole raddrizzare”. E’ iniziato così l’intervento del presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco alla Festa dell’Innovazione del Foglio. Intervistato sul palco dal vicedirettore del giornale Salvatore Merlo, Buttafuoco ha anche risposto alla domanda sulle polemiche e i numeri record raggiunti quest’anno dalla Biennale. C’è un legame? “Sono 131 anni di storia della Biennale, e c’è sempre stato durante la biennale questo riferirsi alla Storia nel suo farsi. Aiuta? Diciamo che sicuramente c’è un rapporto privilegiato tra un’istituzione che è, tra quelle italiana, la più rodata sulla scena internazionale e quello che accade intorno. L’aiuto è reciproco”.

Per Buttafuoco è stata anche l’occasione per spiegare meglio una sua intervista al Fatto quotidiano che fece molto rumore. Nei giorni delle polemiche l’intervista al giornale di Travaglio fu titolata così: “Temo più l’Occidente di Putin”. La risposta è anche un commento su come funziona oggi il giornalismo. “E’ la superficialità e l’inadeguatezza di uno strumento, il giornalismo, nel riferirsi al concreto farsi della realtà. Avendo fatto questo mestiere mi rendo conto che ormai la deriva è sempre più impazzita in una maionese che mette insieme la disinformazione, la malizia, il pregiudizio e persino un atteggiamento di satira inevitabile, per cui passa per automatico qualunque cosa. Ed è complicato difficile mettere in fila i fatti per come stanno. E quindi cari lettori del Foglio vi dico questo: l’esercizio del giornalismo ormai corrisponde all’antico insegnamento dei contadini ‘è come lavare la testa all’asilo, perfettamente inutile troverà modo di sporcarsi'”.

Il presidente della Biennale è quindi tornato anche sullo scontro con il ministro della Cultura (ed ex collega fogliante) Alessandro Giuli (nella fotosul padiglione russo alla Biennale. Chi ha vinto questa contesa? “L’ha vinta la biennale 20 per cento in più al botteghino”, ha risposto Buttafuoco. “La vittoria dell’arte, del confronto, della ricerca e della dialettica. Non c’è niente di più bello di confrontarsi, al di là degli infingimenti e di qualsiasi formula civettuola o ipocrita. Se c’è una cosa che mi lega a Giuli è l’onestà che si accompagna all’altra espressione fondamentale in questa materia ‘intellettuale’. E l’onestà intellettuale è quello che gli riconosco a pieno”.

Merlo ha quindi chiesto a Buttafuoco se fosse rimasto deluso dal governo che dopo averlo nominato alla Biennale lo ha attaccato e trattato da nemico. La risposta del presidente è stata caustica: “Deluso presuppone l’illuso”. E dunque ci sarà più speranza per una sua riconferma con un governo di centrosinistra dopo le politiche (il mandato di Buttafuoco scade dopo le elezioni). “Se si guarda alla mia biografia e alla mia esperienza professionale si ha una certezza: a scadenza scado. Poi farò, sulla scorta del suggerimento del signore, il capocomico”, ha risposto con ironia Buttafuoco, rispondendo anche a un uomo che dalla platea aveva gridato: “Non fai ridere”.

Buttafuoco ha anche spiegato come mai non ci sono molti artisti italiani alla Biennale. “Lo abbiamo ripetuto più volte nelle conferenze stampa. Non ci sono attualmente artisti italiani alla mostra di Koyo Kouoh, per un motivo drammatico e ben preciso: la curatrice della mostra, Koyo Kouoh, fissa tre appuntamenti nei tre più importanti teatri italiani – la Scala di Miliano, il San Carlo di Napoli e il Massimo di Palermo – erano le tre occasioni per fare la selezione, ma Koyo Kouoh muore e quindi gli appuntamenti non sono stati fatti. E per questo motivo non ci sono artisti italiani. Lo abbiamo detto mille volte, ma non basta, continuano a chiederlo, fa parte del meccanismo che dicevo prima sul giornalismo ‘lavare la testa all’asino”

L’ultima domanda è sull’esclusione di Giorgia Meloni dall’elenco sulle donne che per prime sono entrate nelle istituzioni fatto da Paola Cortellesi durante le celebrazioni del 2 giugno. “Anche qui è il sentimento diffuso e la pigrizia di non voler riflettere. Tutta questa confessione sull’importanza del voto dato alle donne: per la prima volta vanno a votare, presupporrebbe il passaggio ulteriore: per la prima volta vanno a votare e votano tutte monarchia. Sarebbe stato bello raccontarlo”.

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Il politico più noto in Toscana è

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