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Riunito il cda del Monte dei Paschi per studiare le contromosse dopo l’annuncio di Intesa

La Stampa racconta quello che sta succedendo nel mondo delle banche. Nella mattinata si è riunito il consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni. Convocato dal presidente Cesare Bisoni, per decidere le contromosse e ragionare sulla prospettiva della riuscita dell’Opas che spaccherebbe il gruppo neonato Mps-Mediobanca. Da stamattina, Siena entra sotto passivity rule. A inizio della call conference delle 10, il numero uno di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha detto che «L’offerta su Mps rappresenta una opportunità unica» per rafforzare la posizione dell’istituto «come leader europeo e la nostra presenza in Italia, generando valore significativo per gli azionisti di entrambe le banche». Il ceo ha detto che l’operazione guarda a posizionare la Banca «per un futuro ancora più forte», spiegando che le opzioni di crescita esterna migliori sarebbero state nel wealth management o in reti in Italia. Ma ci sarebbero stati problemi Antitrust e «quindi avremmo avuto bisogno di una controparte disposta a pagare cash gli asset da cedere». Parlando agli analisti, il ceo ha spiegato che il gruppo non sta puntando alla governance né all’acquisizione ma vede «la partecipazione in Generali un mero investimento azionario e niente più». Il marchio Mediobanca, secondo quanto spiegato in sede di call conference, sarà mantenuto «e le sue persone valorizzate». 

L’offerta: struttura e condizioni

A ciascun azionista di Mps verranno riconosciuti 9,091 euro in azioni Intesa Sanpaolo e 1 euro in contanti, per un totale di 10,091 euro per azione. Il valore complessivo dell’offerta – calcolato sulla base del prezzo di chiusura di Intesa del 5 giugno, pari a 5,682 euro per azione – ammonta a 30,6 miliardi: 27,6 miliardi in titoli e 3 miliardi in denaro. Il premio rispetto alle quotazioni di Borsa di Mps è del 12,5%

Fissata per il 10 settembre l’assemblea dell’istituto guidato da Carlo Messina. L’offerta diventerà efficace solo se Intesa raggiungerà almeno il 66,67% del capitale di Mps. L’obiettivo dichiarato è acquisire l’intero capitale e revocare il titolo dalla quotazione su Euronext Milan. Il delisting, spiega la banca, è considerato necessario per integrare Mps nel gruppo e generare le sinergie previste. Se Intesa arrivasse a detenere oltre il 90% del capitale, eserciterebbe il diritto di acquistare forzosamente le azioni rimaste in mano ai soci di minoranza.

Lo sguardo alle Generali

Il gioiello della corona resta Generali, a cui in questo modo Intesa avrebbe accesso controllando il 13,32% oggi in capo a Mps tramite Mediobanca. In parallelo all’offerta su Mps, il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo ha approvato l’acquisto di una quota del 3,01% del capitale di Assicurazioni Generali, accompagnato dalla sottoscrizione di un contratto derivato di copertura sul medesimo pacchetto azionario con una primaria controparte finanziaria. L’operazione ha natura finanziaria e durata temporanea: serve a garantire che, dopo il perfezionamento dell’offerta su Mps, la partecipazione che Mediobanca detiene in Generali continui a essere contabilizzata con il metodo del patrimonio netto, così come avviene oggi. In call conference, il numero uno di Intesa ha chiarito che per il gruppo l’interesse di Generali non è la governance né un’acquisizione: è «solo azionaria». «Se mi chiedete se vogliamo acquisire Generali la risposta è no – ha detto –. Non abbiamo nessuna intenzione di mettere becco nella gestione di Generali».

Gli obiettivi di Unipol 

A Unipol andrebbero invece gli sportelli. Con l’operazione, l’istituto guidato da Carlo Cimbri acquisirà 635 filiali di Mps, che verrebbero fuse in Bper. Il perimetro include circa 2 milioni di clienti, una raccolta diretta di 55 miliardi, impieghi per 42 miliardi e un utile netto stimato tra 400 e 460 milioni di euro. Restano esclusi dall’acquisizione le attività di finanza d’impresa, le principali partecipazioni di Mps – tra cui la quota detenuta in Generali – e il contenzioso legale ancora aperto nei confronti della banca senese.

La finanza italiana all’ennesimo bivio

SALVATORE ROSSI

La banca che nascerebbe dalla fusione tra Bper e le filiali Mps conterebbe oltre 2.600 sportelli, circa 170 miliardi di impieghi e 225 miliardi di raccolta diretta, collocandosi al secondo posto nel settore bancario italiano. Le sinergie stimate tra i 2 istituti superano 800 milioni di euro. Le filiali acquisite saranno libere da accordi di distribuzione esclusiva con altre compagnie assicurative.

Per finanziare l’operazione, Unipol lancerà un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro, atteso completarsi entro il 2026. Le principali cooperative azioniste – che controllano il 49% del capitale – si sono già impegnate a sottoscrivere la propria quota. A operazione conclusa, i dividendi distribuiti agli azionisti Unipol saliranno ad almeno 930 milioni sul bilancio 2026, dai circa 800 milioni dell’esercizio precedente.

Unipol si è avvalso di Rothschild come advisor, J.P. Morgan Securities plc, quale sole lead financial advisor, Provasoli Advisory Partners S.p.A., quale financial and valuation expert, e PedersoliGattai Studio Legale, quale consulente legale.

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