L’ultimo anno di legislatura vibra di un inatteso brivido di vitalità
Bruno Vespa analizza la situazione politica in un articolo sul Quotidiano Nazionale. Eppur si muove… Partito dopo la scossa del referendum, l’ultimo anno di legislatura vibra di un inatteso brivido di vitalità destinato a mandare segnali significativi da sinistra a destra. Come vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno occupava una delle posizioni più alte nel Partito democratico. Il suo abbandono è stato accolto dal dispiacere formale di Elly Schlein, ma dalla soddisfazione informale del gruppo di comando Pd che non l’ha mai sopportata.
D’altra parte, la linea della segretaria è legittima e chiara: il nuovo Pd è un partito di sinistra-sinistra e i riformisti debbono farsene una ragione. Chi ha deciso di restare (Guerini, Delrio, Sensi. Gori chissà…) lo fa per nobili ragioni di principio e di appartenenza senza alcuna possibilità di incidere sulle scelte di fondo. Il Pd è ormai più vicino a Bonelli e Fratoianni che non a Conte. Il presidente del M5s, con l’etichetta mobile di “progressisti indipendenti”, si sta infatti spostando verso il centro (no alla patrimoniale, attenzione alla sicurezza) per mantenere quell’elettorato trasversale (e infedelissimo al Pd) che ha sempre caratterizzato il Movimento.
A destra, il colpo inatteso e magistrale è stato l’alleanza Salvini-Zaia per rilanciare la Lega. Il generale Vannacci, abilissimo comunicatore, ha ormai superato stabilmente il 4 per cento nei sondaggi e continua ad acquisire parlamentari certi di non essere ricandidati nei partiti di provenienza. Secondo i sondaggi di Antonio Noto, tuttavia, soltanto un punto e mezzo di quei quattro è rubato per larga parte alla Lega e marginalmente a Fratelli d’Italia. Il resto verrebbe da una quota elettori di estrema destra che abitualmente non vota e – udite! – dal Movimento 5 Stelle.
Per rilanciare una Lega in difficoltà e arginare il malcontento dei governatori, Salvini è riuscito a convincere Zaia ad assumere un incarico di vertice nel partito, finora sempre rifiutato. Zaia non pesca certo nell’elettorato di Vannacci, ma può acquisire simpatie nell’elettorato degli altri partiti di centrodestra (Forza Italia, soprattutto) e perfino nell’ala moderata della sinistra vista la sua vicinanza ai valori laici. A Zaia, ai governatori e ai capigruppo sarà assegnato il compito di presidiare il Nord. Claudio Durigon, gran faticatore, cognome veneto e solide radici laziali, avrà la delega per il Centro-Sud. Questo rientrerebbe nello schema di Zaia di importare il modello dei popolari tedeschi che hanno nella Cdu il corpaccione nordista e nella Csu la forte appendice meridionale bavarese. Progetto forse prematuro, ma che resta in campo.





