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Repubblica e Costituzione non appartengono al passato ma rappresentano una realtà viva

Paolo Pombeni descrive le celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica e dell’Assemblea Costituente come un momento particolarmente impegnativo, non solo per il peso storico dell’anniversario, ma anche perché la memoria del 1946 è oggi spesso utilizzata nella polemica politica per distinguere tra presunti eredi autentici e presunti estranei a quella tradizione.

Di fronte a queste letture divisive, Sergio Mattarella ha scelto di riaffermare che Repubblica e Costituzione non appartengono al passato, ma rappresentano una realtà viva che continua a definire l’Italia di oggi. Secondo l’autore, il Presidente ha costruito una vera e propria rappresentazione civile della Repubblica, utilizzando il valore simbolico della cerimonia pubblica come strumento di educazione democratica. La scelta di portare la celebrazione in piazza richiama infatti l’agorà come luogo della partecipazione dei cittadini alla vita della comunità politica.

La comunicazione di Mattarella si è sviluppata attraverso diversi momenti: dalle celebrazioni istituzionali tradizionali, come l’omaggio all’Altare della Patria, la parata e il ricevimento al Quirinale, fino agli incontri con bambini e ragazzi in difficoltà, alla lettera inviata ai prefetti, al discorso rivolto al corpo diplomatico e al confronto con dieci giovani interlocutori. Tutte iniziative accomunate da un messaggio preciso: “la Repubblica siamo noi”.

Pombeni sottolinea il valore dei gesti del Capo dello Stato, soprattutto verso i più fragili, e l’attenzione dedicata al lavoro spesso silenzioso delle istituzioni, chiamate a rendere concreta la presenza dello Stato nella vita quotidiana dei cittadini. Sul piano internazionale, Mattarella ha ricordato che il ripudio della guerra sancito dalla Costituzione non significa rinuncia all’impegno internazionale, ma adesione a un ordine fondato sul diritto.

In questo quadro ha definito l’invasione russa dell’Ucraina una grave violazione dell’ordine internazionale, ribadendo la vicinanza dell’Italia alla causa dell’indipendenza e della libertà di Kyiv e richiamando anche le tensioni che attraversano il Medio Oriente. L’innovazione più significativa è stata però il dialogo televisivo con dieci giovani su temi come partecipazione, democrazia, intelligenza artificiale, denatalità e futuro. Concludendo le celebrazioni con un grande evento pubblico, Mattarella ha voluto rafforzare l’idea di una Repubblica intesa come comunità di persone, territori e generazioni unite da un comune senso di appartenenza.

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