Parata militare sì parata militare no, Paolo Mieli va oltre e propone una manifestazione europea a rotazione nelle Capitali
Paolo Mieli sul Corriere della Sera riflette sul significato della parata del 2 Giugno, ricordando come per decenni fosse stata soppressa dopo essere stata contestata soltanto da radicali e pacifisti. A ripristinarla fu Carlo Azeglio Ciampi, trasformandola in una manifestazione insieme patriottica, popolare e priva di ostentazione militarista. Il suo significato, però, resta chiaro: la Repubblica nata dal referendum del 1946 deve essere difesa, se necessario anche con le armi. Lo stesso principio, sostiene l’autore, dovrebbe valere per l’Europa, la “seconda patria” cui gli italiani hanno scelto di appartenere.
Mieli prende spunto dalle dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto sull’impegno assunto dai Paesi Nato di aumentare le spese militari fino al 3,5% del Pil. Secondo il ministro, si tratta di una scelta “prudente” anzitutto per la sicurezza degli stessi europei. Del resto, osserva, quasi tutti i Paesi del continente stanno seguendo questa strada. L’autore sostiene che, anche senza un annuncio formale, sia già in costruzione un sistema di difesa europeo che va oltre i confini dell’Unione e coinvolge anche Regno Unito, Norvegia, Balcani e Ucraina.
Una prospettiva che però rischia di essere impopolare, soprattutto in Paesi come l’Italia, dove le risorse sono limitate e dove sarà facile contrapporre le spese militari agli investimenti in welfare, scuole e infrastrutture. Secondo Mieli, questa contrapposizione è fuorviante: una difesa europea integrata consentirebbe anzi risparmi e ridurrebbe le inefficienze generate dai sistemi nazionali separati. Tuttavia, in vista delle prossime elezioni, pochi sembrano disposti ad affrontare apertamente il tema. Crosetto appare isolato, mentre parte dell’opposizione e della stessa maggioranza evita di spiegare che la questione non riguarda più soltanto l’Ucraina, ma la sicurezza di un’Europa sempre più esposta e meno protetta dagli Stati Uniti. Per questo Mieli propone di immaginare future parate europee, organizzate a turno nelle capitali del continente e dedicate alla difesa delle democrazie europee. Manifestazioni sobrie, prive di esibizioni di forza, ma capaci di rappresentare simbolicamente la nascita di una comune coscienza di difesa europea.





