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Come difendere la Repubblica dagli acciacchi dell’età

Riccardo Illy su InPiù offre una riflessione sul fuIl due giugno 1946 si tenne il referendum che sancì, con una maggioranza del 54,3%, la nascita della Repubblica italiana. Fu anche la prima volta che le donne italiane poterono esprimere il voto istituzionale per il referendum e quello politico (attivo e passivo) per l’Assemblea Costituente; solo tre mesi prima avevano potuto esprimere, per la prima volta, quello amministrativo. L’89,08% degli aventi diritto votarono. Sono passati 80 anni e le conquiste straordinarie del 1946 oggi sembrano ai più scontate; e votare quasi un optional. Al referendum per la riforma della Giustizia di quest’anno (tema importante anche se non paragonabile alla scelta fra Monarchia e Repubblica) ha votato il 53,74% dei cittadini. In tutti i referendum degli ultimi 30 anni, con l’eccezione di quello per acqua e nucleare (et al) del 2011, non si è raggiunta la maggioranza di votanti. Anche la preferenza per la democrazia, che fu pienamente conquistata con il medesimo referendum del 1946, mostra oggi segni di stanchezza. Basti pensare a quanti, nei sondaggi, esprimono simpatie per i governi autoritari di paesi come la Russia o la Cina. O al fatto che la maggioranza dei giovani dichiarano oggi che non intendono andare a votare.
 
La Repubblica, insomma, ha ottant’anni e appare vecchia e stanca come una persona di quell’età. Forse anche perché in questo lungo periodo sono state fatte molte riforme di ordine economico e sociale, ma poche di ordine istituzionale. Si è fatto troppo poco per tenere al passo il funzionamento dello Stato con lo sviluppo dell’economia e con i cambiamenti della società, provocando una crescente divaricazione fra pubblico e privato. A parte la delega (parziale) di poteri verso l’alto con la costituzione dell’Unione Europea, di cui vengono peraltro criticate le vischiosità assieme alle inefficienze, abbiamo fatto poco per garantire l’equilibrio fra i poteri sanciti dalla Costituzione: legislativo, esecutivo e giudiziario. L’esecutivo, tranne brevi periodi nei quali tende a sopraffare il legislativo, è sempre stato il vaso di coccio tra gli altri due di ferro. In 80 anni non siamo stati capaci di dotarci di una forma di Governo e di una legge elettorale che garantiscano stabile governabilità al paese, assegnando al potere esecutivo pari dignità. Lo dimostrano i 68 Governi che si sono succeduti in 80 anni; avrebbero dovuto essere solo 16! Anche se a discolpa di chi le riforme non le ha fatte, oggi osserviamo che paesi che ritenevamo governabili grazie a regole diverse, come Germania Francia e Gran Bretagna, hanno gli stessi nostri problemi. E i Paesi dove i problemi di governabilità non esistono, come gli USA, stanno scivolando (o ci sono già?) verso l’autocrazia. La vita media dell’uomo è di circa 80 anni; dobbiamo chiederci se quella delle democrazie non sia simile. E chiederci cosa dobbiamo fare per riformare la nostra (in meglio, però), che è il modo migliore per difenderla. Evviva la Repubblica!  

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