Il fronte del nord, le scuole chiuse per il raid e diecimila bambini senza lezioni
Ariel Piccini Warschauer.
La guerra che infiamma il confine settentrionale di Israele si abbatte, ancora una volta, sulla quotidianità dei più piccoli. Migliaia di bambini e ragazzi residenti nelle comunità dell’Alta Galilea e a ridosso della linea di demarcazione con il Libano questa mattina non siederanno tra i banchi di scuola. Il Comando del Fronte Interno delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) ha infatti disposto la chiusura immediata di tutti gli istituti scolastici dell’area, a seguito di una nuova e intensa ondata di lanci di razzi e droni d’attacco condotta dalle milizie sciite di Hezbollah.
Il silenzio delle aule vuote avvolge i centri più esposti, ormai da mesi sotto il tiro costante delle postazioni oltreconfine. Il provvedimento di blocco totale delle attività didattiche riguarda città e comunità agricole nevralgiche come Kiryat Shmona – già ampiamente evacuata ma dove rimangono ancora nuclei familiari –, Meron, Bar Yohai, Or HaGanuz, Safsufa, Yesud HaMa’ala, Kisra-Sumei, Beit Jann e Sde Eliezer. Per questi distretti, il rischio di impatti diretti o di caduta di frammenti letali dovuti alle intercettazioni del sistema Iron Dome è stato giudicato troppo elevato per garantire l’incolumità degli studenti.
La mappa dell’emergenza scolastica si estende poi, seppur con maglie leggermente più larghe, al resto dell’Alta Galilea e alla porzione settentrionale del Golan. In centri come Katzrin e Kidmat Tzvi, la scuola non si ferma del tutto, ma si trasforma in una corsa contro il tempo. Le autorità militari hanno autorizzato le lezioni a una condizione tassativa: la didattica è permessa esclusivamente all’interno di strutture murarie protette o in aule dalle quali sia possibile raggiungere un rifugio antimissile nell’arco di pochissimi secondi, il tempo di volo di un razzo o di un drone proveniente dal sud del Libano.
La decisione del Comando militare fotografa l’escalation di tensione che sta caratterizzando le ultime ore lungo l’asse transfrontaliero. L’uso combinato di droni suicidi e vettori a corto raggio da parte di Hezbollah punta a saturare le difese israeliane, costringendo la popolazione a continui e logoranti allarmi. Un logoramento che ora colpisce il diritto all’istruzione e la normalità psicologica di una generazione di bambini del nord, costretti a fare i conti con una quotidianità scandita dalle sirene e dalla vicinanza dei bunker.





