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I consigli di Bruno Vespa a Giorgia Meloni: se non passa la riforma elettorale ci vuole un Campo largo a destra

Bruno Vespa su Qn dà un consiglio alla premier Giorgia Meloni in vista della discussione sulla riforma elettorale. Giorgia Meloni vuole una nuova legge elettorale anche per evitare di ricorrere lei stessa a un Campo largo. A un anno di distanza, almeno, dalle elezioni, i sondaggi non hanno senso, ma quelli di oggi danno il centrodestra e il Campo largo di sinistra assolutamente appaiati. Potrebbero essere decisivi, perciò, i seggi di Carlo Calenda e soprattutto quelli del generale Vannacci. Nel 1996, fresco della scissione di Fiuggi dell’anno precedente, Fini non accettò alcuna forma di collaborazione, anche indiretta, con la Fiamma Tricolore di Pino Rauti. Anche per un pasticcio sui simboli nella scheda uninominale, molti elettori votarono per la Fiamma togliendo al centrodestra almeno 26 seggi e facendogli perdere le elezioni. Per questo, alla domanda se pensano un domani di allearsi con Vannacci, i dirigenti di Fratelli d’Italia rispondono: dipende dal programma. Il nuovo progetto di legge elettorale prevedel’indicazione nella scheda del candidato premier,fatte salve naturalmente le prerogative del capo dello Stato. Nel suo libro, appena uscito (‘Storia di una riforma mancata’), Peppino Calderisi – grande esperto di sistemi elettorali – ricorda che anche nel centrosinistra l’idea di indicare il premier è stata molto presente. Lo stesso Sergio Mattarella, deputato popolare, lo suggerì in una proposta di legge del 27 maggio 1998. Questo non vuol dire affatto che oggi sia dello stesso parere, ma è storicamente trasversale l’opinione che il suggerimento di un candidato premier non sia lesivo dei poteri del presidente della Repubblica.

La maggioranza intende chiudere la partita della nuova legge tra il 26 giugno e l’8 agosto prossimi, in tempi quindi strettissimi. Nonostante un saggio di lungo corso come Pier Ferdinando Casini suggerisca all’opposizione di sedersi al tavolo per discutere la proposta, è quasi certo che la sinistra arriverà perfino all’ostruzionismo per combatterla in ogni modo. Se la legge passasse, il Campo largo sarebbe costretto quasi certamente alle primarie, con tutti i rischi che comportano. Ma ha ragione chi sostiene che occorre innanzitutto discutere su un programma di cui si intuiscono i valori generali, ma non la loro trasposizione pratica sul campo. La sconfitta della sinistra nel comune di Venezia è rivelatrice di insufficienze e sottovalutazioni sorprendenti per seri professionisti della politica che in quel campo tradizionalmente sono molto presenti.

Stupisce che si possa paragonare lo sconcerto di alcuni ambienti del centro storico lagunare per quanto accade alla Fenice o alla Biennale con la preoccupazione dei grandi centri abitati di Mestre e di Marghera per i problemi degli immigrati, vista l’incauta decisione di candidare addirittura sette “Bangladem”, confondendo la necessaria attenzione per l’integrazione con segnali di indiscriminata accoglienza ideologica.

Si aggiunga la sottovalutazione di un forte uomo del territorio come il nuovo sindaco Venturini e soprattutto del preoccupante ondeggiare dell’elettorato Cinque Stelle determinante nella sconfitta. Compatto nel votare un proprio candidato, quell’elettorato diventa assai meno blindato quando nella scheda c’è una persona del Pd. Che cosa accadrà se al posto di Conte il candidato premier dovesse essere Elly Schlein?

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