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L’editoria italiana guarda al centro, La Stampa non sarà più una piccola Repubblica

Francis Walsingham ha scritto al direttore di StartMag per riferire alcune indiscrezioni sui quotidiani.

Caro direttore,

ho visto che anche tu, come molti nell’ambiente, hai notato le parole non certo benevole per il povero Massimo Giannini che gli ha riservato dalle colonne sempre ospitali del Foglio Alberto Leonardis del gruppo Sae che, appena messo piede nella redazione della testata torinese La Stampa, ha già fatto capire ai dipendenti che si devono aprire le finestre e ritinteggiare i locali, perché là dentro nei prossimi mesi cambieranno parecchie cose.

La Stampa non sarà più una piccola Repubblica. Tornerà a essere il giornale borghese che è sempre stato, il giornale di Torino, del Piemonte, dell’Italia che guarda il mondo. Riapriremo anche l’ufficio di corrispondenza di New York. Il mio piano prevede di andare in attivo al secondo anno”, è già in nuce ben più di un piano editoriale: è il mandato che Leonardis consegna al nuovo direttore.

“Voglio un giornale di profilo istituzionale. Equilibrato. Non urlato. Senza preconcetti, se possibile. Che esca fuori dalla storia degli ultimi due o tre anni della Stampa”. Cerchiobottista? Ti dico solo che nel corso dell’intervista dice: “Ho sempre letto i giornali. Il Corriere della Sera soprattutto. Quello di Paolo Mieli, fantastico”.

Intendiamoci, direttore, Giannini fosse per me lo lascerei a vita su La7 a commentare tutti i fatti, politici e non, italiani e non, economici e non. E, perché no, pure l’invasione dei pavoni a Punta Marina. Anche perché comunque stava sempre là, sotto i riflettori, oggi da Gruber domani da Floris, pure da direttore (ma è un male comune, eh, poi chiediamoci perché le tirature crollano…), però devo riconoscere che, assieme al povero Massimo, sembra chiudersi l’era dei giornali di sinistra.

Riflettici con me: il Gruppo Antenna (Kyriakou) ha acquisito Gedi che comprende: la Repubblica e l’HuffPost Italia, in primis. Il nuovo editore non può certo essere definito di sinistra, come e quanto ciò influirà sulle linee delle tre testate è ancora tutto da vedere. Ma difficilmente Repubblica resterà così com’è, mentre HuffPostboh, tanto comunque mi pare davvero ininfluente: anzi Mattia Feltri lo vedo perfetto per La Stampa non più anti destre.

Spostandoci più a Ovest troviamo Cairo Communication / RCS MediaGroup che pubblica il già citato Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport. Cairo è un ex top manager di Berlusconi che in più occasioni ha ricordato quanto sia stato importante Silvio per la sua formazione (ti rimando a questo articolo proprio del Corsera, firmato da Cazzullo, dal titolo eloquente: “Berlusconi? Lo incontrai 24 anni fa, fu una specie di magia”. Viste le sue mosse nell’editoria, sono convinto che sia più erede lui di Berlusconi di quanto non saranno mai assieme Marina e Piersilvio. E poi l’attuale Corriere della sera è sempre molto filo-governo: perché il Corsera ha mai fatto campagne contro i governi in carica?

Il Gruppo Angelucci con Il Giornale, Libero e Il Tempo non solo vuole presidiare buona parte del Paese, da Milano (piazza economica) a Roma (piazza politica) ma anche le forze della maggioranza come nemmeno i canali Rai. Col Giornale porta avanti le istanze forziste come ai tempi di Paolo Berlusconi, Il Tempo quelle di FdI e Libero… beh, là stanno vivendo uno psicodramma mica da ridere col direttore, Mario Sechi, che tanto sui social quanto su quelle colonne strepita e punta i piedi contro la sua defenestrazione (non è mai uno spettacolo edificante essere rimossi dalla direzione senza spiegare ai lettori i motivi, come anche tu ben sai…). Peraltro al posto di Sechi arriva Alessandro Sallusti, rimosso da direttore del Giornalesempre del medesimo gruppo Angelucci. Sallusti, seppure come Sechi meloniano (ha pure scritto un libro intervista con Meloni), ritorna nel gruppo, non si sa se come figliol prodigo.

Una defenestrazione che era nell’aria proprio perché, in ossequio al ragionamento che stavo sviluppando, Libero dovrebbe cavalcare i temi leghisti mentre Sechi non faceva La Padania… E poi, secondo gli Angelucci, come si legge sul Fatto Quotidiano, avevano qualche rimostranza per Sechi: “Fonti vicine a Libero definiscono “strumentale” la ricostruzione di Mario Sechi, osservando che la misura di protezione nei confronti di Sechi sarebbe stata disposta già da circa tre settimane e che, dunque, il richiamo fatto oggi alle minacce ricevute avrebbe il solo effetto di presentare la vicenda come una ritorsione personale”.

A proposito del Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio ed edito da Seif, Società Editoriale Il Fatto, non mi si dica che Travaglio è di sinistra. Ben prima di essere fulminato sulla via che porta sulle alture genovesi del ricco quartiere di Sant’Ilario dove abita Beppe Grillo, ha lavorato al Giornale ai tempi di Montanelli, rifiutò nel 1992 una proposta di ingaggio a Repubblica e divenne firma sia del settimanale Il Borghese sia, se non erro, della Padania: d’altronde quel Borghese (e tu potrai confermare, credo) era diretto da un solido e appassionato bossiano (ovvero biografo di Umberto Bossi), Daniele Vimercati. Come i 5 Stelle che ammira tanto, insomma, pure Travaglio ha sempre subito la fascinazione del celodurismo leghista.

Arrivo così a Caltagirone Editore dell’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone che pubblica a Roma Il Messaggero, a Napoli Il Mattino, nel Nord Est Il Gazzettino e in Puglia il Quotidiano. Anche in questo caso parliamo di un editore d’area governativa.

Insomma, si capisce quanto sia totalizzante la solitudine vissuta dalle parti del Manifesto (peraltro molto ben fatto e confezionato, complimenti)

Per paradosso, doveva passare a miglior vita Silvio Berlusconi perché l’editoria italiana sterzasse a destra…

Un rimembrante,

Francis Walsingham

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