#ESTERI #ULTIME NOTIZIE

La morsa di Tel Aviv: ucciso il capo militare di Hamas a Gaza, catturato in Cisgiordania un ricercato storico

Ariel Piccini Warschauer.

Una doppia operazione, chirurgica in un caso utilizzando un drone, e sul terreno nel secondo, stringe la morsa dell’intelligence e delle forze speciali israeliane sui leader storici e recenti della galassia militante palestinese. Nel giro di poche ore, le forze di Tel Aviv hanno assestato due colpi durissimi a due livelli diversi della minaccia di sicurezza: a Gaza, con l’eliminazione del neocapo delle Brigate al-Qassam, e in Cisgiordania, con la cattura di un ricercato in fuga da quasi vent’anni.

Il successo di più alto profilo strategico è avvenuto a Gaza City, nel cuore dell’affollato quartiere occidentale di Rimal. Martedì sera, un raid aereo di precisione condotto dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e dallo Shin Bet (il servizio segreto interno) ha preso di mira un edificio residenziale, centrando e uccidendo sul colpo Mohammed Odeh. L’uomo era stato nominato capo dell’ala militare di Hamas e capo dell’intelligence appena undici giorni prima, per succedere a Izz al-Din al-Haddad, a sua volta eliminato in un raid israeliano a metà maggio.  

Odeh non era una figura di secondo piano: per anni a capo dell’apparato di intelligence delle Brigate al-Qassam, era considerato dagli analisti israeliani uno degli ultimissimi membri superstiti del consiglio militare superiore che orchestrò e pianificò nei minimi dettagli i massacri del 7 ottobre 2023. Per mesi lo Shin Bet ne ha tracciato i movimenti e i contatti, fino alla decisione di colpire il suo rifugio nel quartiere di Rimal, sopra una zona di mercato. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha confermato la morte del leader militare parlando a nome del governo: «Il quarto comandante dell’ala terroristica di Hamas a Gaza è stato eliminato. Ci eravamo impegnati a colpire chiunque avesse guidato il massacro del 7 ottobre, e questo sta avvenendo. I sopravvissuti sono tutti uomini morti che camminano». Secondo fonti locali, nel raid si registrerebbero anche altre vittime e feriti tra le persone presenti nell’area.  

Parallelamente, l’attenzione della sicurezza israeliana è tornata a focalizzarsi sulla Cisgiordania con un’operazione lampo ad altissima tensione condotta a Qalqilya. Qui, gli agenti d’élite sotto copertura dell’Unità Gideonim 33 della Polizia israeliana – affiancati da reparti dell’IDF e coordinati dallo Shin Bet– hanno fatto irruzione per trarre in arresto Shadi Jumaa.

Jumaa era un nome impresso nei faldoni dell’antiterrorismo da diciannove anni. È accusato di aver preso parte all’attacco a colpi d’arma da fuoco avvenuto nel 2007 nei pressi del villaggio di Funduq, in cui fu ucciso l’israeliano Ido Zoldan, padre di due figli. Dopo quasi due decenni trascorsi in clandestinità e costantemente in fuga, l’apparato di sicurezza dello Stato ebraico è riuscito a chiudere il cerchio e a catturarlo.

La combinazione temporale delle due operazioni lancia un messaggio netto, non solo militare ma anche psicologico, che da Tel Aviv viene ribadito con forza: per l’intelligence israeliana non esistono scadenze temporali né santuari inviolabili. La caccia ai leader operativi di oggi e ai responsabili degli attentati e ai massacri di civili di ieri continua senza sosta su tutti i fronti, costi quello che costi.

La morsa di Tel Aviv: ucciso il capo militare di Hamas a Gaza, catturato in Cisgiordania un ricercato storico

La Valdelsa fa sistema: tre comuni si

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti