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I sostenitori di Donati danno mandato pieno al loro leader di scegliere che cosa fare ad Arezzo

Ivo Brocchi.

L’8 giugno avremo un “Comanducci primo” (per molti un Ghinelli ter) o un “Ceccarelli primo”? 

Il ballottaggio di Arezzo sta scaldando i tavoli nazionali. Il primo turno ha dato quasi il 44 per cento al civico di destra Marcello Comanducci, già assessore nel governo “Ghinelli primo”. La sua lista personale FARE (creata in società  con l’amico di sempre Gianfrancesco Gamurrini, cognome di famiglia nobile della città) si è mangiata quasi mezzo elettorato di FDI, passato dal 27% al 16%. Ma le liste collegate sono pronte a mettere in campo una pattuglia di assessori, molti legati a Ghinelli dal quale chiedevano fino a un mese fa la discontinuità: ci puntano Merelli (bilancio), Lucherini (Urbanistica e vicesindaco), Scapecchi (Sport), Tanti (Sociale o Presidenza consiglio comunale). 

Su questa prospettiva prova a mettere i bastoni fra le ruote Vincenzo Ceccarelli, “l’usato sicuro” (definizione di Eugenio Giani), che si è fermato al 32% dei consensi. Ha lanciato subito un “Patto per Arezzo” proposto a tutto coloro che hanno presentato candidati “antidestra” (cioè il 56%), ma difficile da realizzare. Ceccarelli punta soprattutto su Donati, ex compagno di partito (segretario comunale del Pd, assessore nella giunta Fanfani, parlamentare del Pd) e come tutti gli ex con qualche amico, ma anche tante ostilità dall’una e dall’altra parte. Ieri c’è stata una assemblea della coalizione civica con i 150 candidati delle cinque liste che la compongono. A Marco Donati è stato dato mandato pieno per le eventuali decisioni. I programmi elettorali di Donati e Ceccarelli sono sostanzialmente sovrapponibili. In campagna elettorale tra loro non si sono mai disturbati o pizzicati. Donati deve scegliere se puntare alla partecipazione di un ipotetico governo della città, o restare altri 5 anni all’opposizione, ma separato dal Pd che non la prenderebbe bene.  Il proposto “Patto per Arezzo” è nelle sue mani. Solo lui può decidere. E saranno giornate difficili quelle che ci separano a domenica, termine ultimo per un eventuale apparentamento. Salvo sorprese: si vocifera che anche il centrodestra stia valutando se proporre a Donati un apparentamento per togliere alla sinistra l’unica arma di cui si può dotare al ballottaggio? 

Entrambe sono strade in salita.

Ma dovessi scommettere un fiorino, credo che Donati vorrà tenere il punto sulla sua posizione e fare come la “Sora Cammilla, che tutti la vogliono e nessuno la piglia”.

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E nel 2028 si voterà a Grosseto

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