Il centro mobile di Calenda e il caso Arezzo dove l’ex piddino Donati ha raccolto il 20%
A Reggio Calabria ha corso con il centrodestra. Ad Andria ha sostenuto la candidata del centrosinistra (che ha vinto). A Mantova è dentro la coalizione progressista-civica vincitrice. A Manduria stava con il fronte guidato dalla destra che si è imposto. Ad Arezzo e Salerno ha scelto candidati fuori dallo schema principale dei due poli. La mappa delle elezioni comunali 2026 racconta meglio di molte dichiarazioni del suo leader la linea di Azione: avanti in ordine sparso, con alleanze costruite città per città. È il “centro mobile” di Carlo Calenda. Una postura che il numero uno di Azione rivendica da tempo: opposizione al governo, ma dialogo – e voto favorevole in aula – sui dossier chiave; distanza dalla destra sovranista, ma anche dal campo largo quando dentro ci sono gli indigeribili Cinque Stelle e la sinistra di Avs; apertura alle intese locali se il profilo dei candidati lo consente. Lo scrive openonline.
In Toscana gli occhi sono puntati su Arezzo dove vanno al ballottaggio Marcello Comanducci (centrodestra) e Vincenzo Ceccarelli (centrosinistra) ma il terzo arrivato al primo turno, Marco Donati (nella foto), ex parlamentare renziano del Pd, ha raccolto il 20% e 9mila voti, con l’appoggio di Carlo Calenda. Dove andranno i voti trasversali di Donati? Il candidato sindaco del centrosinistra gli ha lanciato l’idea di un Patto per la città mentre Comanducci non farà accordi, forte dei 5mila voti di stacco con Ceccarelli.





