E se Silvio Baldini fosse la scelta finale della Federcalcio come commissario tecnico della Nazionale
Fabrizio Piccolo su sport.virgilio parla di Silvio Baldini, che è il commissario tecnico che guiderà la nazionale nelle amichevoli con Grecia e Lussemburgo. Il suo sogno era allenare una big, possibilmente la Juventus. Lo disse a tutti quando lo prese il Palermo. Era sulla cresta dell’onda dopo i successi con l’Empoli ed era convinto all’epoca di essere uno stregone del pallone: in una conferenza urla ai giornalisti: “Ho promesso a mio padre che allenerò la Juve un giorno e ci riuscirò”. E con un pugno poderoso spacca un tavolo. Non sa che è invece l’inizio del declino ma Silvio Baldini non avrebbe forse neanche mai sognato di diventare allenatore della Nazionale. Lo sarà per due amichevoli a giugno, invece, e chissà che non possa essere anche la scelta finale della Figc. Ma chi è questo omone che sta rimettendo in piedi l’Under 21? Un visionario? Un incompreso? La sua storia è un romanzo d’appendice, alti e bassi che le montagne russe sono una linea dritta all’infinito
Origini umili, figlio di un cavatore. Si chiamava Valentino, lavorava sulle montagne di Michelangelo a Massa: «Ogni giorno si faceva quattro ore di cammino per andare in cava e mi ha insegnato tante cose. La più importante è l’ amore verso gli altri. Da bambino mi raccontava che, braccato dai nazisti, scappava insieme a un cieco. Faceva freddo e si rifugiarono in un canale ghiacciato per riscaldarsi, si abbracciarono, credevano di morire ma lui in quell’ abbraccio ci vide quello di sua madre e si fece coraggio. Quel gesto sconfisse la paura. Si salvarono». Il suo grande amico Spalletti, a proposito di ct, ha sempre detto di lui: “Silvio è troppo avanti. Anni di anticipo. Il calcio non è ancora pronto per uno come lui”. Chissà, forse questo calcio sconquassato di oggi ha bisogno proprio di una persona vera, autentica, amante dei valori (la famigla su tutto e l’armonia in squadra subito dopo).
Per spiegare l’importanza del tempo nella scelta del pressing, Baldini fa vedere ai suoi Mandy Harvey, la ragazza americana sorda, che canta come un usignolo, scalza, per sentire le vibrazioni della musica attraverso il pavimento. “Io non insegno calcio, insegno vita. Sono nato povero. I miei sono i valori trasmessi da chi ha vissuto le guerre. Se non avessi mia moglie e i figli, sarei già tornato nei monti in Sicilia. Mi piace la vita del pastore. Le tue idee devono essere il tuo coraggio. Troppo facile avere coraggio con le idee degli altri. Qui, in questa vita, non siamo a dipingere un quadro. Noi siamo dentro il quadro”. Questo passaggio di un’intervista di qualche anno fa a Vanity Fair fa capire in parte chi è davvero Silvio Baldini.





