Alberghi toscani, la sostenibilità sempre più strategica e 9 imprese su 10 la considerano un vantaggio competitivo
La sostenibilità è ormai percepita dagli albergatori toscani come una leva di competitività e non soltanto come un obbligo ambientale. È uno dei principali risultati emersi dalla ricerca “Innovazione Verde nell’Ospitalità Toscana: il contributo del settore alla transizione circolare”, presentata oggi a Pisa nel corso del convegno pubblico promosso da Federalberghi Toscana nell’aula magna della Scuola Superiore Sant’Anna, alla presenza degli assessori regionali Leonardo Marras (Economia, Turismo e Attività produttive), David Barontini (Ambiente ed Economia circolare).
L’indagine, che ha coinvolto un campione di 72 strutture toscane prevalentemente indipendenti, è stata realizzata nell’ambito della collaborazione tra Federalberghi Toscana – Confcommercio e il Centro Interdisciplinare sulla Sostenibilità e il Clima (CISC) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Il progetto è stato cofinanziato dalla Regione Toscana attraverso il Bando Assegni di ricerca 2023. Responsabile scientifico è Nicola Bellini, con attività di ricerca svolte da Francesca Cianetti. Le pratiche di economia circolare adottate dagli alberghi sono state analizzate in riferimento a gestione dei rifiuti, spreco alimentare, risorsa idrica ed efficienza energetica.
Fra le strutture considerate, delle quali solo il 13% opera in edifici di recente costruzione, emergono comportamenti già ampiamente diffusi: il 71% utilizza riduttori di flusso per rubinetti e wc, il 69% ha migliorato la classe energetica degli elettrodomestici, il 60% utilizza sensori per l’illuminazione, mentre il 36% ha installato pannelli solari o impianti fotovoltaici. La raccolta differenziata è ormai una pratica consolidata nelle aree comuni e nel 79% dei casi anche nelle camere, anche se nella maggioranza dei casi viene realizzata dal personale di pulizia e non direttamente dall’ospite. Particolarmente significativo il dato secondo cui il 92% delle imprese considera la circolarità un fattore competitivo, pur riconoscendo l’onerosità degli investimenti necessari ad accompagnare la transizione.
La ricerca evidenzia tuttavia alcune criticità: solo il 60% delle strutture monitora in modo sistematico le proprie performance ambientali, appena il 15,5% dispone di certificazioni ambientali e solo la metà delle imprese svolge attività specifiche di formazione del personale e di comunicazione agli ospiti delle pratiche adottate.
Dallo studio emerge inoltre la necessità di rafforzare il rapporto tra imprese, ricerca e innovazione, affinché gli alberghi possano diventare veri e propri laboratori di sperimentazione per nuove soluzioni tecnologiche e organizzative utili non solo al turismo ma all’intero sistema economico regionale.
«I dati restituiscono l’immagine di un comparto già impegnato nella sostenibilità, che investe concretamente in efficienza energetica, gestione delle risorse e riduzione degli sprechi. Voci che non sono più percepite soltanto come un costo, ma come un elemento di qualità dell’offerta e di competitività delle destinazioni», evidenzia Daniele Barbetti, presidente di Federalberghi Toscana e Confturismo Confcommercio Toscana. «Esiste infatti una quota crescente di clienti attenti ai temi ambientali e disponibili a riconoscere un valore aggiunto alle strutture che investono in sostenibilità. Questo vantaggio, però, non sempre si traduce in maggiore redditività, soprattutto nelle fasce di mercato più sensibili al prezzo, dove gli alberghi si confrontano con forme di ospitalità – come gli affitti brevi – che spesso non sostengono gli stessi costi di adeguamento e gestione».
«La situazione – prosegue Barbetti – è resa ancora più complessa dal fatto che gran parte dell’offerta alberghiera toscana opera in edifici storici, dove innovare è più complesso e oneroso. A questo si aggiungono criticità legate alla formazione, all’incertezza sui ritorni economici, alla frammentazione delle certificazioni e a un quadro normativo non sempre chiaro. Fondamentale quindi un quadro di incentivi pubblici e di strumenti che sostengano le imprese nella transizione green, che può rafforzare non solo la competitività del turismo, ma anche la sostenibilità dell’intero sistema Toscana».
“Non solo bandi, non solo regole: c’è bisogno che gli enti pubblici finanzino la collaborazione all’innovazione perché gli alberghi sono dei veri laboratori tecnologici, culturali e formativi», ha precisato Nicola Bellini, responsabile scientifico del progetto presso il Centro Interdisciplinare
Sostenibilità e Clima della Scuola Superiore Sant’Anna.
Un doppio invito, quello di Barbetti e di Bellini, che i rappresentanti della Regione Toscana hanno subito colto. «Il turismo toscano – ha detto nel suo intervento l’assessore regionale all’ambiente e all’economia circolare David Barontini – può essere protagonista della transizione verso un modello più sostenibile e competitivo e all’interno l’ospitalità può rappresentare un driver di sviluppo. Come Regione Toscana vogliamo accompagnare questo percorso, perché sostenibilità ed economia circolare rappresentano una grande opportunità di sviluppo per tutto il territorio».
Per Leonardo Marras (Nella f, assessore regionale al turismo e attività produttive, «oggi sostenibilità ed economia circolare non sono più temi accessori, ma fattori decisivi per la qualità dell’offerta, l’attrattività dei territori e la crescita delle imprese. In questo settore la tecnologia è pervasiva e questo impone al turismo toscano di procedere verso uno sviluppo sostenibile, innovativo e competitivo”.
Dalla parte delle imprese nella strada dell’innovazione “green” anche il sistema bancario: «L’albergo non sarà più valutato solo per le camere che vende, ma per l’energia che risparmia e per il benessere che genera. In questo scenario – ha detto la direttrice commerciale imprese Toscana e Umbria di Intesa Sanpaolo Michela Cerbini – noi possiamo fare da traino nella direzione della sostenibilità, perché siamo pronti ad investire in un settore strategico per le nostre imprese».





