La crisi demografica destinata a mettere sotto pressione la sostenibilità economica e sociale dell’Italia
Maurizio Ferrera scrive sul Corriere della Sera che il Rapporto Istat conferma che l’Italia si trova davanti a una grave crisi demografica destinata a mettere sotto pressione la sostenibilità economica e sociale del Paese. Il calo della natalità porterà a una riduzione della popolazione complessiva, con una forte contrazione della fascia adulta e un aumento degli over 65, mentre un numero sempre minore di lavoratori dovrà sostenere pensioni, sanità e welfare. Ferrera osserva che la scelta annunciata da Giorgia Meloni di concentrare l’azione di governo su chi lavora e produce è condivisibile, ma insufficiente se non affronta il problema strutturale: in Italia gli occupati sono troppo pochi e la produttività troppo bassa. Il mercato del lavoro continua infatti a non valorizzare pienamente il capitale umano, soprattutto quello femminile e giovanile, proprio mentre una maggiore partecipazione di donne e giovani rappresenterebbe una delle principali risposte alla crisi demografica. I dati mostrano una situazione critica: il 15% dei giovani tra 15 e 29 anni è Neet, mentre nella fascia 20-24 anni la quota sale a uno su cinque, il valore più alto dell’Unione europea. Ancora più marcato il divario di genere: tra le donne di 25-29 anni la quota di Neet raggiunge quasi il 24%, mentre il tasso di occupazione femminile resta fermo al 58%, tredici punti sotto la media europea. Secondo Ferrera, per anni si è discusso di giovani e donne senza mettere in campo politiche adeguate. Uno studio dell’Abi mostra però che, allineando l’occupazione giovanile e femminile ai livelli europei e aumentando leggermente i flussi migratori, il crollo previsto del Pil entro il 2050 potrebbe ridursi drasticamente. Centrale è anche il tema dell’istruzione: in Italia solo il 26% degli occupati è laureato contro una media europea del 39%, e un aumento del capitale umano avrebbe effetti diretti sulla produttività e sulla crescita. Ferrera richiama infine il Pnrr, che aveva collegato sviluppo economico, occupazione femminile e nuove politiche della cura, ma i ritardi amministrativi e le difficoltà di attuazione rischiano di comprometterne gli obiettivi. La crisi demografica, conclude, resta una sfida decisiva che continua a occupare troppo poco spazio nell’agenda politica italiana.





