Punti nascita in Toscana, la scure del ministro anche su Campostaggia l’ospedale che l’Unicef premiò perché a misura di bambino
Il Ministero della Salute mette di nuovo nel mirino i punti nascita della Toscana. Poggibonsi chiuderà, Montevarchi salva per un anno, Montepulciano per due. Sarebbero queste le decisioni.
Il ministero della Salute ha comunicato all’assessorato regionale (nella foto Monia Monni) le nuove indicazioni sui punti nascita toscani: la sala parto di Campostaggia a Poggibonsi dovrà chiudere, mentre Montevarchi ottiene una deroga temporanea di un anno e Nottola, l’ospedale di Montepulciano, avrà due anni di tempo prima di sospendere l’attività. Ne parla il Corriere di Siena.
La decisione arriva dopo la riunione tra i vertici del ministero e i responsabili della Sanità regionale. I tre presidi oggetto della valutazione registrano meno di 500 parti l’anno, sotto cioè la soglia indicata dall’Organizzazione mondiale della Sanità e presa a riferimento dal comitato ministeriale che esamina le richieste di deroga inviate dalle Regioni. Le eccezioni sono previste per punti nascita in aree realmente isolate — come l’Elba o Barga — mentre per gli altri la linea tende a favorire la chiusura, spesso contestata dai territori.
Montevarchi, che da quattro anni registra valori vicini ai 480 parti annui, aveva già ricevuto l’anno scorso la sollecitazione a chiudere. La Regione Toscana aveva formalizzato la procedura in delibera, ma il presidente Eugenio Giani si era opposto, chiedendo la deroga e impegnandosi a incentivare i parti in loco. L’assessorato ha anche segnalato a Roma lavori sull’A1 che, sul tratto tra l’ospedale e Arezzo, potrebbero allungare i tempi di percorrenza dal Valdarno ad Arezzo: è stata questa motivazione a convincere il comitato ministeriale a concedere a Montevarchi una proroga di un anno.
Per Nottola di Montepulciano, già sotto la soglia da tre anni (con un dato attuale attorno ai 430 parti), il comitato ha concesso un’estensione di due anni. Diversa la sorte di Campostaggia: il comitato ha stabilito che la struttura, che registra circa 450 nascite annue e ha una lunga tradizione di parti naturali, non può essere considerata isolata. Il presidio dista infatti circa 25 minuti di automobile dal policlinico di Siena, che oltretutto è ormai sotto la soglia dei 1.000 parti necessari per le strutture di secondo livello (a Siena nascono poco più di 900 bambini l’anno). Per questo motivo la chiusura è stata giudicata inevitabile; la procedura prevede che l’interruzione dell’attività avvenga nell’arco di circa un anno.
Ma la Toscana e le amministrazioni locali che fanno? I sindaci che dicono? Sarebbe bene che mettessero da parte le bandiere politiche e si unissero. E pensare che Campostaggia qualche anno fa è stato premiato dall’Unicef come ospedale a misura di bambino grazie all’opera di due medici valorosi come Carlo Buffi, che inventò il parto naturale nell’acqua, e Luigi Vispi, il pediatra tra i più amati del territorio.





