Il Rapporto annuale dell’Istat offre l’immagine di un Paese fermo
Linda Laura Sabbadini su La Repubblica scrive che il Rapporto annuale dell’Istat presentato alla Camera alla presenza del presidente Sergio Mattarella restituisce l’immagine di un Paese fermo, segnato da bassa crescita, esclusione sociale, scarsa parità di genere e insufficiente valorizzazione dei giovani. L’autrice sottolinea l’importanza dell’Istat come istituzione super partes e invita il Parlamento a investire maggiormente nelle statistiche pubbliche, considerate essenziali per orientare le politiche del Paese. I dati mostrano un’Italia il cui Pil reale nel 2025 supera di appena l’1,9% i livelli del 2007, molto meno rispetto a Francia, Germania e Spagna. Cresce l’occupazione, ma la povertà assoluta, raddoppiata nel 2012, non è più tornata ai livelli precedenti ed è aumentata dopo il 2020. Le donne restano penalizzate: il tasso di occupazione femminile si ferma al 53,8%, il più basso d’Europa, mentre il peso del lavoro familiare continua a gravare soprattutto su di loro, che assorbono quasi il 69% delle ore di cura all’interno delle coppie, con squilibri ancora maggiori nel Mezzogiorno.
Sabbadini osserva che, nonostante l’aumento dei bisogni di assistenza per anziani soli e famiglie con figli, la risposta continua a poggiare sulla rete informale di solidarietà e sul lavoro non retribuito femminile. Anche sul fronte giovanile emerge una forte criticità: la mobilità sociale ascendente che aveva caratterizzato gran parte del Novecento si è interrotta dagli anni Novanta. Per le generazioni nate tra il 1980 e il 1994 è diventato più probabile retrocedere rispetto alla condizione sociale dei genitori che migliorarla. I giovani studiano di più, ma il titolo di studio non garantisce più avanzamento professionale e molti sperimentano lavori precari e non coerenti con le competenze acquisite. L’ingresso nel mercato del lavoro avviene soprattutto con contratti a termine, mentre il lavoro stabile riguarda una minoranza. Secondo l’autrice, questo quadro contribuisce anche alla crisi della natalità, legata soprattutto all’insicurezza economica e sociale. Per Sabbadini, l’Italia dispone ancora di grandi energie e capacità di resilienza, ma manca da troppo tempo una vera “visione-Paese” capace di mettere al centro donne e giovani.





