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Meloni stretta tra Crosetto e Giorgetti, tra vecchie e nuove emergenze

Riccardo Illy su InPiù scrive che il governo di Giorgia Meloni Meloni si trova a affrontare, fra guerre vecchie e nuove con conseguenti aumenti dell’incertezza e restrizioni di prodotti petroliferi, diverse emergenze. Avendo l’Italia un bilancio già “tirato” a causa dell’indebitamento (a breve il maggiore della UE in rapporto al PIL) e degli interessi che gravano sullo stesso dovrà fare scelte difficili. La guerra in Iran riduce la disponibilità di oil&gas e ne mantiene alti i prezzi, con possibili ricadute sul rallentamento dell’economia. Per questo la settimana scorsa il Ministro Giorgetti ha invocato ulteriori stanziamenti per continuare a ridurre le accise sui carburanti per evitare che ciò si avveri, portandoci in una spirale viziosa. Secondo i fautori puri dell’economia di mercato, si tratterebbe di una scelta sbagliata perché se un bene scarseggia ne va ridotto il consumo e la via maestra e’ lasciare che il prezzo cresca. Ma Giorgetti conta, in sintonia con il sentiment dei mercati, che la guerra in Medio-Oriente finirà a breve riaprendo al mercato mondiale quell’area produttiva; il petrolio arriverà, nel frattempo usiamo parte delle scorte e i maggiori quantitativi estratti dagli altri produttori e, riducendo le accise, evitiamo una recessione.

La guerra in Ucraina invece, aggravata dalla volontà di Trump di sfilarsi dagli impegni NATO, sta rendendo giorno dopo giorno più evidente che l’Europa è rimasta da sola e dovrà provvedere a sé stessa, anzitutto nel campo della difesa. Ciò ha stimolato il Ministro Crosetto ad avanzare richieste di aumento della spesa militare. Entrambe le spese (accise e militari) sono condivise dalla Commissione UE e potrebbero ottenere una deroga al Patto di stabilità; diversamente l’Italia dovrà fare una scelta di priorità o di taglio di altre spese. Tutte e due sono importanti ma quella per ridurre le accise sembra più urgente, quindi dovrebbe ottenere la precedenza. Sul campo di battaglia ucraino il vento (per le accresciute capacità industriali belliche) sta girando a favore degli aggrediti e il rischio per la UE di un conflitto con la Russia non appare imminente. Inoltre aumentare le spese di 27 insignificanti eserciti non ha molto senso; integrando politica estera e difesa, creando un unico esercito europeo, si otterrebbe un effetto deterrente di gran lunga maggiore con una spesa inferiore. Lo sforzo da fare è politico; non richiede fondi, ma il risultato è ancora più difficile da ottenere.  

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