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Malagò nella corsa alla presidenza della Federcalcio incontra l’ostacolo Marti

La corsa di Giovanni Malagò (nella foto) alla presidenza della Federazione italiana giuoco calcio – tema si arricchisce di un nuovo elemento di complessità istituzionale, scrive Primaonline. 
Il senatore Roberto Marti (Lega), presidente della Commissione Cultura di Palazzo Madama, ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro per lo sport e i giovani chiedendo un chiarimento preventivo sulla compatibilità della candidatura con la normativa anticorruzione in materia di pantouflage. L’elezione è fissata per il 22 giugno 2026.

Al centro della questione c’è il periodo di raffreddamento di tre anni previsto dall’art. 53, comma 16-ter, del decreto legislativo n. 165 del 2001 – introdotto dalla cosiddetta Legge Severino – e dall’art. 21 del D.Lgs. n. 39 del 2013. La norma si applica agli ex dirigenti di pubbliche amministrazioni che intendano assumere incarichi presso soggetti privati precedentemente sottoposti alla loro attività di vigilanza, regolazione o finanziamento.

Malagò ha lasciato la presidenza del Coni il 26 giugno 2025. Alla data del voto, secondo l’interrogazione, il triennio previsto dalla disciplina non sarebbe ancora decorso.
Marti richiama due provvedimenti Anac a sostegno della propria richiesta. La delibera n. 436 del 5 novembre 2025 include il Coni tra le pubbliche amministrazioni soggette alla normativa sul pantouflage. 

Le Linee guida contenute nella delibera n. 493 del 25 settembre 2024 precisano che la natura privatistica di un ente di destinazione non esclude automaticamente l’applicazione della norma, qualora quell’ente sia comunque sottoposto a poteri pubblici rilevanti. Per ricostruire il quadro normativo di riferimento l’interrogazione richiama il riconoscimento ai fini sportivi, l’approvazione di statuti, regolamenti e bilanci, la vigilanza sugli organi federali e la possibilità di commissariamento come elementi qualificanti del rapporto Coni-Figc.
Il senatore chiede al Ministro se ritenga opportuno promuovere, per quanto di competenza, un’interlocuzione con Anac e con gli organismi di vigilanza sportiva, al fine di garantire certezza del diritto e uniformità applicativa della normativa anticorruzione nel sistema sportivo. 
Trattandosi di atto a risposta scritta, i tempi di replica ministeriale non sono prefissati.

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