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Inutile chiedere deroghe al patto di stabilità se non si accelerano i processi per le modifiche strutturali

Pia Saraceno su InPiù scrive che per iò timore dell’impatto disastroso della crisi energetica su imprese e famiglie  ha spinto il nostro governo a chiedere con insistenza di poter derogare ai vincoli imposti dal rispetto del Patto di stabilità, per dare sollievo (comunque temporaneo) ai consumatori. Ma, come l’esperienza del PNRR dovrebbe averci insegnato, non serve fare debito ulteriore quando non si risolvono i problemi strutturali, perché poi resta il debito senza avere rilanciato la crescita. E’ necessaria una fuoriuscita più rapida dalla nostra dipendenza dal gas, programmando anche una conversione ed un ridimensionamento degli investimenti nelle infrastrutture dedicate, che gravano già da oggi sul costo delle bollette. Ma di come ci si organizzi per  superare i colli di bottiglia dei processi autorizzativi la lettera di Meloni alla Von der Leyer non parla.   
 
Il primo trimestre 2026 segna piuttosto un rallentamento sia nelle nuove  autorizzazioni che nelle richieste per l’installazione di rinnovabili per la produzione elettrica, proprio quando invece sarebbe stata necessaria un’accelerazione. Lungo tutta la catena del processo per arrivare alla costruzione di nuova capacità si registra infatti una contrazione del 50% delle autorizzazioni rilasciate dalle Regioni  rispetto al quarto trimestre 2025 ed una riduzione delle nuove istanze legato alle attese sull’esito delle aste e delle nuove finestre di contrattualizzazione. I tempi autorizzativi sono poi sempre lunghi: le autorizzazioni  per progetti che possono avere le procedure semplificate (solo 20% delle pratiche)   viaggiano sui 200 giorni sia per solare che eolico; per il restante 80% dei progetti,  i tempi si collocano nell’ordine dei due anni per il solare e sono molto lunghi per l’eolico. Considerando i tempi di effettiva disponibilità di capacità, il processo richiede almeno 3anni, il rallentamento di oggi potrà influire sui ritmi dei prossimi anni. E’ pur vero che a fine marzo la pipeline di progetti con procedimenti autorizzativi in corso si attestava a più di 21,6 GW, ma anche se si riducono i tempi per le Via   l’obiettivo di nuova capacità rinnovabile che si era dato il PNIEC non sarà raggiunto (nel 2026 (si resterà nell’intorno del 6GW contro i 9GW previsti). Se non cambia la gestione del processo non si riuscirà ad essere poi più ambiziosi, come la maggiore convenienza e necessità di smarcarsi dalla dipendenza dalle fonti fossili richiederebbe.

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