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Delitto di Garlasco, un incubo senza fine

Ariel Piccini Warschauer.

Il caso di Garlasco non finisce mai. Nonostante una sentenza definitiva, perizie e dibattimenti, l’ombra di un nuovo colpo di scena torna a scuotere il sonno della famiglia Poggi. E questa volta il colpo non sarebbe solo emotivo, ma anche economico. Se Alberto Stasi, attualmente recluso nel carcere di Bollate per l’omicidio di Chiara Poggi, dovesse riuscire a ottenere la revisione del processo e venisse infine prosciolto, lo scenario legale cambierebbe radicalmente.

Il “conto” dell’ingiusta detenzione

A tracciare i contorni di questo possibile terremoto giudiziario è l’avvocato Daniele Bocciolini in un’intervista a Fanpage.it. Il punto centrale è il venire meno del titolo giuridico della condanna. «In caso di revisione con esito positivo per Stasi — spiega l’esperto — non solo l’ex bocconiano potrebbe ottenere un risarcimento milionario dallo Stato per ingiusta detenzione, ma si aprirebbe la partita delle somme già versate alle parti civili».

Stasi, condannato a 16 anni nel 2015, sta scontando la pena lavorando all’esterno del penitenziario. Come stabilito dalla legge, una parte dei suoi guadagni (circa 400 euro al mese) viene regolarmente stornata e versata ai genitori di Chiara a titolo di risarcimento danni. Una cifra che negli anni ha raggiunto una somma considerevole.

La beffa per la famiglia Poggi

Secondo Bocciolini, il proscioglimento trasformerebbe quelle somme in un “indebito”. Tradotto: i genitori di Chiara, oltre al dolore di vedere cancellata la colpevolezza dell’unico condannato, si troverebbero costretti a restituire fino all’ultimo centesimo ricevuto. Un paradosso burocratico che suona come una beffa atroce per chi ha perso una figlia in quel maledetto agosto del 2007.

La replica: «Soldi mai toccati»

Dall’altra parte della barricata, la difesa della famiglia Poggi non si dice spaventata. L’avvocato Gian Luigi Tizzoni ha più volte ribadito la solidità dell’impianto accusatorio, ma ha anche lanciato un segnale di estrema dignità: i soldi versati mensilmente da Stasi non sarebbero mai stati utilizzati. «Sono accantonati in un conto separato», è la linea della famiglia. I Poggi sono pronti a restituirli domani stesso, se servisse, perché la loro battaglia non è mai stata una questione di denaro, ma di giustizia per Chiara.

Resta però il nodo di un sistema che, a vent’anni dai fatti, non riesce ancora a scrivere la parola “fine” senza che questa porti con sé il veleno del dubbio e il rischio di nuove, paradossali, ingiustizie.

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