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Vannacci non si fida di Meloni e se ci sarà accordo deve essere messo nero su bianco

Se ci sarà un accordo, dovrà essere messo nero su bianco. Roberto Vannacci non chiude all’intesa elettorale con la premier Giorgia Meloni, ma a una condizione: dovrà essere «scritta, pubblica e verificabile», con «tempi precisi» e soprattutto rispettare le «linee rosse» di Futuro Nazionale, quelle a cui, assicura il generale, «è impossibile rinunciare». Nessuna «cambiale in bianco» quindi. I voti dei futuristi – ha spiegato Vannacci in un’intervista al Corriere dell’Umbria – saranno vincolati a «un accordo programmatico» sui punti considerati irrinunciabili: remigrazione nel rispetto della legge, revisione del Green Deal europeo, ritorno al nucleare, riduzione delle tasse sul lavoro e sulle famiglie, più sicurezza, nuove carceri e tutela delle imprese. E in politica estera: stop alle armi all’Ucraina e apertura diplomatica verso la Russia.

Finora ci si è concentrati soprattutto sui numeri – quanto vale Futuro Nazionale nei sondaggi e quanti voti potrebbe portare al centrodestra – lasciando sullo sfondo un’altra domanda: che cosa cambierebbe, sul piano politico e programmatico, con Vannacci dentro la coalizione?
Su immigrazione e sicurezza, i due temi più identitari della campagna di Vannacci, le «linee rosse» indicate dal generale potrebbero trovare sponde in Lega e Fratelli d’Italia. Più complesso, invece, il confronto con Forza Italia, il volto più moderato della coalizione. Del resto, con Vannacci dentro la coalizione alcune battaglie oggi utilizzate per intercettare consenso elettorale – dalla sicurezza alla legittima difesa – diventerebbero inevitabilmente materia di governo e, quindi, di possibile scontro interno. Lega e Futuro Nazionale potrebbero spingere per una linea più dura, Forza Italia rappresenterebbe il contrappeso moderato. In mezzo, Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia avrebbero il compito più delicato: tenere insieme anime diverse e trovare una sintesi.

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