Transizione 5.0 fa litigare i ministri e infuriare Confindustria, incontro l’1 aprile
Claudio Di Donato su InPiù scrive un articolo sull’incontro chiesto da Confindustria ai ministri Giorgetti (nella foto) e Urso. Non c’è pace per Transizione 5.0. Una misura che nel tempo si è trasformata in un autentico incubo per le imprese. A sorpresa il governo ha deciso, retroattivamente, di ridurre l’entità del beneficio e restringerne il perimetro di applicazione, escludendo gli investimenti nel fotovoltaico. Vale la pena ricordare che Transizione 5.0 era stata concepita per sostenere la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili e poi appesantita e complicata inserendo anche una quota di investimenti in innovazione e digitalizzazione. A inizio novembre la chiusura anticipata, poi dopo la sollevazione delle associazioni datoriali lo stanziamento di 1,3 miliardi in manovra per coprire le domande presentate tra il 7 e il 27 novembre. Al tempo stesso è stato chiuso anticipatamente lo sportello per i contributi CER nei comuni sotto i 50mila abitanti.
Rispetto a una dotazione di 2,2 miliardi, le risorse disponibili sono state limitate a 795 milioni. Insomma, il governo ha tagliato oltre 2 miliardi a investimenti essenziali per l’innovazione e soprattutto per sostenere l’efficientamento energetico. Una delle direttrici per abbassare il costo dell’energia in Italia che nelle fasi di crisi vede allargarsi il differenziale rispetto ai principali partner europei, Spagna in primo luogo, che in questi giorni mostra un prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica che è sette volte più basso dell’Italia. Il governo sembra intenzionato a riparare il clamoroso errore su Transizione 5.0. Novità dovrebbero arrivare già domani alla riunione al Mimit con le associazioni d’impresa. La programmazione degli investimenti si fonda su stabilità e soprattutto certezza del quadro normativo, qui addirittura le modifiche sono retroattive. C’è da auspicare che la toppa non sia peggiore del buco.





