Torna in pista Ceccherini: “Il Pd guardi alle realtà civiche. Sul Monte bene le istituzioni unite e anche la posizione di Meloni”
Torna in pista Fabio Ceccherini, piddino, per due mandati presidente della Provincia di Siena dopo essere stato sindaco di Poggibonsi, con una intervista a La Nazione in cui parla dello stato di salute del partito e della scelte che deve compiere.
«Il risultato del congresso e l’elezione di Bartalini sono netti, anche se le condizioni di partenza erano evidentemente diversi, con tutti i sindaci e gli incaricati di funzioni schierati da una parte. Ma il partito non può per questo sottrarsi al confronto e alla necessità di elaborare contenuti».
Fuori dal partito con chi dovrebbe parlare il Pd?
«Se parlare di campo largo è obbligatorio ma non sufficiente a livello nazionale, soprattutto nelle realtà più grandi, da Siena a Colle a Poggibonsi diventa ancora più necessario aprirsi. È necessario aprire con le realtà civiche un confronto programmatico alla pari, perché si tratta di pezzi importanti di rappresentazione delle città. Né il Pd né il campo largo pensino all’autosufficienza».
Tra i temi caldi dell’attualità c’è la vicenda di Banca Mps: cosa ne pensa?
«Le ricadute dello smembramento della banca e delle sue funzioni strategiche sarebbero devastanti. Ho apprezzato i passaggi unitari delle istituzioni senesi e toscana su integrità e autonomia e mi ha sorpreso positivamente l’uscita della premier Meloni».
Lei era in prima linea negli anni in cui si consumò l’operazione Antonveneta: cosa pensa oggi di quella fase e degli errori che furono commessi?
«Credo che le scelte decisive di quell’epoca siano in buona parte sfuggite al controllo di Siena, che sbagliò a non reagire in maniera unitaria. Ma tutte le grandi decisioni strategiche, da Banca del Salento ad Antonveneta, sono state giocate su altri tavoli. E forse quella classe politica non aveva gli strumenti per poter navigare nel mare della finanza dopo la trasformazione del Monte in spa».





