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Sanità’

Social freezing, la Toscana fa da apripista con la legge per la preservazione della fertilità per fini sociali

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Il Consiglio regionale della Toscana arriva approva la proposta di legge recante ‘Disposizioni in materia di preservazioni della fertilità per fini sociali’. La pdl è stata illustrata in Aula dal presidente della commissione Sanità Andrea Vannucci (Pd), che nell’occasione è anche il primo firmatario dell’atto in approvazione.

Il provvedimento, ha spiegato Vannucci, “interviene nell’attuazione della libera e volontaria scelta di ricorrere alla crioconservazione dei gameti, all’interno del quadro normativo vigente, a fronte di una persistente contrazione della natalità e della tendenza al rinvio di progetti genitoriali. La Toscana – ha ricordato il presidente della commissione Sanità – è stata tra le prime a introdurre già nel 2019 misure sul cosiddetto ‘social freezing’. Riteniamo ora opportuno introdurre specifici interventi di sostegno, destinati alle donne che intendono avvalersi del ‘social freezing’, che comporta, rispetto agli uomini, maggiori complessità e costi”. Con la norma in approvazione, “la Regione assegna risorse alle Asl per la concessione di contributi a donne, una sola volta e nel limite massimo di 3mila euro”.

La proposta di legge è composta da 4 articoli. Nel dettaglio, prevede una misura di sostegno economico attuata tramite le aziende sanitarie locali. Il contributo, fino a un massimo di 3mila euro una tantum, sarà destinato alle donne tra i 25 e i 39 anni residenti in Toscana da almeno un anno e con un Isee familiare non superiore a 30mila euro. La priorità nell’assegnazione sarà riconosciuta alle richiedenti con Isee più basso, mentre a parità di Isee prevarrà la maggiore età anagrafica.

Le risorse, pari a 50mila euro per l’anno 2026 e 250mila per ciascuno degli anni 2027 e 2028, saranno gestite dalle aziende sanitarie locali, che pubblicheranno appositi bandi. La legge prevede una clausola valutativa.

Vannucci ha voluto ringraziare “l’apposito gruppo di lavoro Giunta-Consiglio per il contributo dato in queste settimane, anche nel mese di agosto, e per le modifiche intervenute che hanno migliorato il testo originale”.

In apertura del dibattito, Federico Eligi (Casa riformista) ha spiegato che, dopo aver discusso in Commissione sulla sostenibilità finanziaria dei vari emendamenti presentati, si è avuto conferma che è opportuno avere una dotazione sul fondo leggi più ampia. “Solo con gli emendamenti presentati da Fdi si va a esaurire la possibilità di altre iniziative legislative” ha spiegato. Il consigliere ha poi segnalato che è emerso che il fondo leggi non era accessibile perché destinato a una proposta di legge, senza seguire ordine cronologico o altro. Ha chiesto quindi chiarimenti sulla procedura, e la presidente del Consiglio Stefania Saccardi ha assicurato che porterà la questione in Ufficio di presidenza.

Chiara La Porta (FdI) ha osservato che “Questa pdl ha un vantaggio, portare qui all’attenzione un tema cruciale come il contrasto alla detanalità, ma ha anche uno svantaggio, poiché siamo a discutere di contrastare la denatalità nell’ottica di un ben preciso indirizzo sociale”. “Di fatto esistono già leggi regionali che prevedono il social freezing e il medical freezing, qual è dunque l’obiettivo di questa legge – ha aggiunto -? A pensare male sembra un po’ uno spot elettorale. Altre Regioni, che hanno già come la nostra una legge sull’argomento, hanno semplicemente erogato in bilancio delle risorse”. La consigliera ha poi insistito sulla necessità della prevenzione e dell’informazione sulla fertilità, non solo per le donne ma anche per gli uomini. “In questo modo – ha proseguito – avalliamo di fatto che si facciano figli sempre più tardi, ma a un certo punto la biologia non va d’accordo con questa idea di società che sta prendendo campo, e sembra quasi che noi deresponsabilizziamo al posto di fare informazione. Sembra che diciamo alle donne ‘rimanda, pensaci dopo’, ma non sempre funziona. Con un buco sanitario enorme, liste di attesa enormi, credo che fare una legge per fini sociali riconoscendo un extra Lea sia un messaggio pericoloso”. Sarebbe maggiormente utile, ha concluso, dare supporto in altro modo, come contribuire agli affitti per le giovani coppie.

Lorenzo Falchi (Avs), che ha sottoscritto la legge, ha commentato che “questa proposta di legge introduce un elemento in più nella nostra Regione: certo non risolve tutti i problemi, è una risposta parziale a una questione che esiste e che interessa sempre più donne, per tanti motivi. L’obiettivo della legge è chiaro: sostenere chi ha difficoltà economiche, e non sarebbe la prima volta che laToscana opera sugli extra Lea e ha un ruolo di apripista, poi seguita da altre Regioni. Quindi è un segnale importante”. Falchi ha poi commentato che La Porta non suo intervento “ha citato l’esempio sbagliato”, perché il contributo affitti è stato azzerato dal Governo nazionale, e che non è la prima volta che dopo un lavoro proficuo in Commissione quando si arriva in Aula “l’opposizione assume una posizione rigida di contrarietà e usa argomenti pretestuosi per non votare una proposta di legge seria”.

Serena Spinelli (Pd) ha detto che “ero certa che su una legge che riguarda la sfera delle donne si sarebbe aperto un dibattito. Su questa si intrecciano tante cose: prevenzione e informazione, ma anche il fatto che le donne sostengono ancora da sole il 75 per cento del lavoro di cura, che a un lavoro si arrivi tardi e mai in modo sicuro, che le donne guadagnano poco e meno degli uomini, e ci sono tanti altri elementi. La detanalità è un elemento composito”. “Certo questa legge non è una risposta a tutto – ha aggiunto Spinelli -, ma qui si prova a introdurre un elemento di supporto che faccia diventare quello che è un privilegio un diritto. Se ho deciso di attendere, perché se non ho i soldi non posso farlo?”.

Secondo Brenda Barnini (Pd) “è impossibile non partire dalle considerazioni di La Porta perché il momento in cui Meloni ha azzerato il contributo affitti io l’ho vissuto come sindaca”. “Non stiamo parlando di riconoscere un diritto in più – ha poi spiegato -, stiamo discutendo di una pratica riconosciuta e consentita, e del fatto che qualcuno questo diritto non se lo può permettere. Non si sta inoltre parlando di risorse extra Lea finanziate con il fondo sanitario, ma con soldi del bilancio della Regione. Perché la Regione non dovrebbe intervenire?”. Barnini ha poi ricordato un’indagine dell’Irpet sulla detanalità, fatta intervistando 1700 donne toscane, “che offre un sacco di spunti interessanti. Si scopre che l’elemento di stabilità economica è fondamentale, poi ci sono ragioni che attengono alla difficoltà a costruire relazioni affettive nel momento coerente alla perfezione della natura e della biologia”. “Noi – ha concluso la consigliera – vogliamo offrire una visione della società, vogliamo costruire un modello toscano di welfare, lo abbiamo già fatto con gli asili nido gratis, spero anche con questo provvedimento e con quello sui centri estivi. Una visione della Toscana che tenga assieme le opportunità per gli individui e la costruzione di una società che sia il più giusta possibile”.

“Una misura di civiltà”. Così la consigliera regionale Marta Logli (Pd) ha definito la proposta di legge sul social freezing. “Per una giovane donna tra i 18 ai 40 non è solo il gap di classe ad allontanarla dal desiderio e dalla possibilità di diventare madre, ma il problema è sociale perché ad oggi il divario salariale, le possibilità, gli strumenti per le donne sono ridotti rispetto a quelle degli uomini”. “Sono fiera che la Toscana dia alle donne la possibilità di scegliere quando e come diventare madri e visto che lo scalino più grande è proprio quello di classe, lo fa partendo dal sostegno alle persone più svantaggiate in modo che non siano i soldi a determinare le possibilità”.

“La Toscana è la prima ad offrire strumenti in termini di sostegno economico, sociale, di diffusione per fare in modo che la natalità venga tutelata e sostenuta”. “Con questa legge, un passo in avanti straordinario – conclude – siamo nella direzione di dare alle donne gli strumenti per poter scegliere”.

“Il tema riguarda la salute ma anche considerazioni etiche e valutazioni personali – ha detto Francesco Casini (Casa riformista) – Il nostro voto sarà favorevole senza caricare questa legge di un significato che non ha, senza considerarla la soluzione a problemi più grandi”. “La proposta introduce un contributo per favorire l’accesso alla crioconservazione degli ovociti con finalità non mediche destinato alle donne ma anche ai padri, con reddito Isee non superiore ai 30mila euro e residenti in Toscana”. “Questa possibilità oggi esiste ma potrebbe non essere accessibile a tutti e la politica deve, invece, porsi il tema dell’accessibilità universale”. “Il social freezing – continua – non può essere una risposta alla denatalità, credo che la sede più corretta per questo tema sia quella nazionale”. “La denatalità ha a che fare con il lavoro precario, gli stipendi, con il costo delle abitazioni, con la difficoltà di raggiungere un’autonomia economica, con la scarsità degli asili nido e con la conciliazione di una vita familiare e professionale”. “Occorre, infatti, creare le condizioni affinché una donna che desidera avere un figlio non debba essere costretta a rimandare per questioni economiche, dobbiamo incoraggiare anche le maternità precoci”. “L’età biologica conta – conclude – e sarebbe sbagliato trasmettere l’idea di posticipare la maternità, per questo giusto portare avanti un percorso di comunicazione”. “Il social freezing deve rappresentare un’opportunità in più ma non una soluzione alternativa al percorso che vede la costruzione di una maternità scelta con libertà dalle donne”.

“E’ il diritto all’autodeterminazione – ha detto Iacopo Melio (PD) – il termine che mi ha spinto a firmare questa proposta proprio per i suoi fini sociali”. “Condivido – aggiunge – il diritto all’informazione espresso dalla capogruppo La Porta”. “Non credo però – continua – che questa legge sia positiva ma che abbia un sottofondo negativo perché se una donna è costretta a dover scegliere se lavorare o diventare mamma o se studiare o diventare mamma, c’è qualcosa che non funziona. La maternità non è un privilegio o un capriccio. Non si posticipa una genitorialità perché si deve lavorare”.

“Non posso non partire dalle contraddizioni sentite in Aula – Massimiliano Ghimenti (Alleanza verdi e sinistra) – è vero che non è una misura per contrastare la denatalità ma negli effetti contribuisce, forse in piccola parte, a ridurla”. “Rimane l’amaro in bocca difronte a questo provvedimento, bisognerebbe avere risorse perché non fosse necessario il provvedimento di social freezing, fare una scelta in libertà, ci vorrebbero altre norme e misure che tutelano questa realtà ma siccome non è così bisogna procedere in questa direzione”. “Sarebbe giusto che ci fossero le misure che non pongano difronte a quella scelta e che venisse fatta solo per ragioni della coppia coinvolta nell’avventura di vita comune”. “La Toscana – conclude – colma una lacuna come l’ha fatto sui nidi, sul fine vita, sui caregiver ora sul social freezing”, “la Toscana ancora una volta sceglie di stare dalla parte giusta, quella dei diritti”.

“Da alcuni dati della regione Puglia che ha fatto questa legge prima di noi, è emerso che la tecnica del social freezing – ha aggiunto Federico Eligi (Casa riformista) – ha tassi di crescita spaventosi”. “Visto che questa misura – continua – non ha il sostegno del sistema sanitario nazionale, come prima cosa dobbiamo prendere l’impegno per fare in modo che rientri non solo nel sistema delle regioni ma nel sistema di copertura del sistema sanitario nazionale perché sta dando risposta al bisogno e all’esigenza di maternità”. Alla domanda sul perché gli uomini siano esclusi dal provvedimento, è stato risposto perché non c’è certezza sul limite anagrafico per la fertilità degli uomini. Per Eligi “sarebbe opportuno che la Toscana ponesse a livello nazionale la questione su due punti: il social freezing venga inserito nei Lea” e che “venga tolta questa norma illiberale che confina il diritto alla famiglia solo alle coppie eterosessuali”.

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