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Politica

Se i due poli pareggiano che cosa può succedere, intanto Conte e Schlein si sfidano a distanza alla festa dell’Unità

Nell’aula del Senato arriva oggi 9 settembre la legge elettorale, con approvazione prevista per il 15 settembre, scrive Mario Lavia su Linkiesta. Poi dovrà tornare alla Camera perché a palazzo Madama verranno inserite le preferenze dietro i capilista bloccati, ed è una novità. Ma insomma la legge, tra le dure proteste dell’opposizione, si farà. Il fatto importante è che il ballottaggio è saltato per il niet di Matteo Salvini, convinto che il turno unico penalizzi Roberto Vannacci e quindi salvi lui da un possibile, mortale rovescio. Giorgia Meloni ha dovuto prendere atto della realtà: sul ballottaggio, la maggioranza non c’era. Si torna così al vecchio impianto del Melonellum: chi supera il quarantadue per cento incassa il premio di maggioranza.

Il problema è che, stando ai sondaggi, quella soglia potrebbe non raggiungerla nessuno dei due poli. È il famoso pareggio: la terra incognita della politica italiana. A quel punto toccherebbe al Parlamento trovare una via d’uscita. Quale, oggi, è difficile dirlo.

Ma in uno scenario del genere qualcuno potrebbe tentare la carta del governo di tregua, o di emergenza, almeno per affrontare le questioni più urgenti; o addirittura esplorare nuove traiettorie politiche. Se questa strada si rivelasse impraticabile, resterebbe l’ipotesi di un clamoroso ritorno alle urne: probabilmente con una nuova legge elettorale e, prima ancora, con un nuovo disegno delle coalizioni. Il pareggio prende corpo anche sulla base dei sondaggi di questi giorni. L’ultimo, quello di Antonio Noto per “Porta a Porta”, fotografa Futuro Nazionale molto forte, all’otto per cento: una percentuale sufficiente a rendere quasi impossibile, per il centrodestra, arrivare a quota quarantadue.

Lo ha detto, con il consueto gusto maramaldo, lo stesso generale, lasciando aperta l’ipotesi di un’alleanza politica con l’attuale maggioranza. Il messaggio è fin troppo chiaro: o vi alleate con noi, oppure il quarantadue per cento ve lo potete scordare. Vannacci, insomma, si presenta al tavolo non come l’alleato da convincere, ma come quello che decide se il tavolo debba esistere.

Sull’altro fronte, le acque non sono più tranquille. Lo stesso sondaggio segnala, per la prima volta nell’era Elly Schlein, il Partito democratico sotto il venti per cento: diciannove e cinque, per l’esattezza. Oltre quattro punti sotto le elezioni europee, dunque in piena zona-Letta, cioè dalle parti del risultato ottenuto alle politiche del 2022. Gli altri partiti del centrosinistra restano più o meno sulle percentuali già note.

Fuori dai poli, Azione-Spazio pubblico, invece, arriva addirittura al cinque per cento. Risultato finale: perfetta parità. Quarantuno e cinque contro quarantuno e cinque. Una fotografia destinata a seminare agitazione in entrambi gli schieramenti. Il centrodestra teme di perdere il governo e il centrosinistra teme di non riuscire a conquistarlo. Tremano dunque sia Giorgia sia Elly. Con un problema in più, però, per la leader del Pd. Il problema ha un nome e un cognome: Giuseppe Conte.

Perché le primarie, soprattutto se il Melonellum passerà insieme all’indicazione del premier nel programma elettorale, sembrano ormai inevitabili. E Conte si sta muovendo con decisione. Sempre Noto dà a Schlein la vittoria. Ma la percezione è che la partita sia del tutto aperta.

Nel weekend, alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, andrà in scena una specie di duello indiretto. Sabato 12 toccherà all’avvocato del populismo calarsi nel ruolo del grande seduttore della platea dem, una parte che gli riesce benissimo. Domenica toccherà invece alla segretaria, in cerca del grande bagno di folla. Per questo il partito è stato militarizzato: pullman e automobili da ogni dove. Di fatto, è l’apertura della corsa verso i gazebo.

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