Se gli Stati frenano le energie rinnovabili
Riccardo Illy su InPiù scrive che la guerra americana e israeliana contro l’Iran, che doveva durare pochi giorni e sta invece durando molti mesi, sta provocando una crescente carenza di prodotti petroliferi con conseguenza sui prezzi in tutto il mondo. La quotazione del Brent, a causa del perdurare degli eventi bellici e della progressiva erosione delle scorte, ha raggiunto e si sta mantenendo attorno ai 110 dollari a barile mentre il gasolio, di cui i paesi del Golfo erano grandi esportatori, inizia a scarseggiare. La risposta dei paesi non-produttori di combustibili fossili dovrebbe essere, oltre a quella diplomatica per indurre gli Usa a terminare la guerra, un’accelerazione della conversione energetica. Anche perché un MWh prodotto da fotovoltaico di recente installazione costa in Italia fra i 40 e i 75 euro, contro i 180-210 del turbogas. Anche tornando ai prezzi del gas di un anno fa il fotovoltaico sarebbe conveniente. La Cina sarebbe felice se i paesi occidentali accelerassero la corsa alle fonti rinnovabili; il suo export di soli pannelli fotovoltaici (nella cui produzione è leder assoluto) potrebbe toccare i 50 miliardi di dollari annui, cui si sommerebbe l’export di impianti eolici. Non compenserebbe completamente l’aumento dei costi dell’energia fossile, ma quello colpisce tutti i paesi e non costituisce uno svantaggio competitivo per la Cina.
Nei mesi scorsi c’è stata un’accelerazione nella realizzazione di impianti energetici rinnovabili ma non il boom che ci si poteva aspettare. Anche perché i governi di molti paesi sono tiepidi sull’argomento e continuano a centellinare le autorizzazioni; lo spiega il fatto che detengono spesso il controllo di società, ancorché di diritto privato e quotate in borsa, del settore energetico “tradizionale”. Incentivare le rinnovabili a scapito delle fossili significa comprimere la redditività di quelle società e quindi ridurre i dividendi che gli Stati incassano. Una volta di più, oltre che per la mancata creazione di un più efficiente mercato energetico europeo del quale abbiamo parlato recentemente, gli Stati rappresentano un freno all’innovazione, alla riduzione dei costi e alla tutela dell’ambiente. Se solo lasciassero fare al mercato, rilasciando rapidamente le autorizzazioni richieste e abolendo gli ancora esistenti incentivi alle energie fossili, le cose andrebbero molto meglio.





