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Economia

Scintille tra sindaco dei giornalisti che accende la miccia e l’Ordine che replica

Pile of newspapers on white background

La riforma della professione riaccende lo scontro tra Federazione nazionale della stampa e Ordine dei giornalisti. Ne parla Primaonline. Alessandra Costante, segretaria Fnsi, accusa il Consiglio nazionale di sostenere una proposta che indebolisce il giornalismo. Carlo Bartoli respinge l’attacco e contrattacca sul terreno più difficile per il sindacato: il contratto con gli editori, scaduto da oltre dieci anni. 

Ad aprire la polemica è stata la segretaria generale della Fnsi, intervenuta il 21 ottobre ad Aosta all’assemblea dell’Associazione stampa valdostana. Nel mirino il passaggio dall’esclusività alla prevalenza dell’attività giornalistica, previsto dalla proposta di riforma elaborata dall’Ordine nel 2023 e ora nuovamente in discussione. 
“I nemici della professione non sono solo fuori dalla porta”, ha detto Costante, contestando una modifica che consentirebbe ai professionisti di affiancare al giornalismo altre attività, come quella di comunicatore, “con buona pace dell’etica e della deontologia”. La riforma, secondo la segretaria, così “non aiuta i giornalisti, ma finisce di seppellire una professione che già vive male”.

La preoccupazione della Fnsi è che l’apertura ad altre occupazioni finisca per accettare come inevitabile l’impossibilità di vivere del proprio lavoro giornalistico e renda meno chiaro il confine tra informazione e comunicazione. Per Costante, le priorità restano la difesa del contratto e l’equo compenso per collaboratori e partite Iva. 
“Svendere la professione non fa aumentare il numero dei contratti”.

La risposta di Bartoli investe direttamente l’efficacia dell’azione sindacale. Il presidente dell’Ordine accusa Costante di denigrare il Consiglio nazionale e richiama il mancato rinnovo del contratto, gli stati di crisi che svuotano le redazioni e la disaffezione dei giornalisti verso gli organismi di rappresentanza. 
Nel merito, Bartoli ricorda che il documento del 2023 è una proposta e che il confronto è ancora aperto, anche alla luce della delega sulla riforma delle professioni. Sul significato della prevalenza, invita poi Costante a guardare agli statuti del sindacato e delle associazioni regionali, che già utilizzano questo criterio per rappresentare chi lavora nel giornalismo.

L’obiezione mette in evidenza una contraddizione, senza esaurire la questione. Rappresentare un lavoratore nel sindacato e stabilire i requisiti della qualifica professionale sono operazioni diverse. Resta da chiarire come misurare la prevalenza e quali attività possano essere affiancate al giornalismo senza compromettere l’indipendenza di chi informa.

Dietro la disputa emerge così un problema concreto: come riconoscere e tutelare chi svolge lavoro giornalistico, ma non ricava da quel lavoro un reddito sufficiente. Per l’Ordine occorre adeguare le regole a una professione profondamente cambiata. Per la Fnsi il rischio è che questo adeguamento finisca per consolidarne l’impoverimento.

Il richiamo di Bartoli al contratto porta però il confronto oltre la riforma. Il contratto Fieg-Fnsi è scaduto il 31 marzo 2016 e il mancato rinnovo pesa sulla credibilità del sindacato. La trattativa coinvolge tuttavia anche gli editori: trasformarne lo stallo in un’accusa rivolta soltanto alla Federazione lascia fuori la responsabilità della controparte.

La polemica arriva pochi giorni dopo il lancio della campagna dell’Ordine ‘Hai il diritto di saperlo‘ per valorizzare il metodo giornalistico, la verifica delle notizie e il pluralismo. Il sindacato aveva già promosso una propria campagna, #DirittoDiSapere, dedicata al rinnovo contrattuale e all’equo compenso. 
Due iniziative distinte che cercano entrambe di spiegare ai cittadini il valore del lavoro giornalistico.

Proprio questo obiettivo potrebbe offrire un terreno comune. La sostenibilità economica del lavoro e le garanzie di indipendenza riguardano la stessa professione, esposta al peso crescente delle piattaforme digitali, all’intelligenza artificiale e alla manipolazione delle informazioni. Affrontarle richiede un coordinamento tra chi negozia le condizioni di lavoro e chi presidia le regole professionali. Lo scambio tra Costante e Bartoli mostra quanto quel coordinamento sia oggi difficile.

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