Ruffini ricorda i giovanissimi padri costituenti ma dimentica socialisti e azionisti
Ernesto Maria Ruffini, insieme a Franco Gabrielli, fondatore del nuovo partito PiùUno, sul Quotidiano Nazionale invita a dare di nuovo voce ai giovani: “Nell’ottantesimo della Repubblica, il richiamo a quella generazione non era casuale. La Carta fu elaborata da una classe politica in larga parte giovane. Eletto alla Costituente nel giugno 1946, Aldo Moro non aveva ancora 30 anni, Giulio Andreotti ne aveva 27, Emilio Colombo 26, Fiorentino Sullo, il più giovane, appena 25. Giuseppe Dossetti, con Moro il costituente democristiano più incisivo, ne aveva 33. Lo stesso valeva negli altri schieramenti: Nilde Iotti aveva 26 anni, Teresa Mattei 25, Renzo Laconi circa 30. Al confronto, Lazzati, Leone e Fanfani, tra i 36 e i 38 anni, rischiavano di sembrare «vecchi». Il punto decisivo è che quei giovani non furono un fiore all’occhiello. Molti sedettero nella Commissione dei settantacinque, che redasse il progetto, e alcuni, come Moro, Dossetti e Laconi, anche nel Comitato dei diciotto, vero motore del lavoro in Aula. Ai giovani si affidarono responsabilità, non vetrine”. Ruffini fa bene a ricordare che ai giovani va dato spazio, ma perché tra i nomi cita soltanto quelli appartenenti alle due chiese, quella comunista e quella cattolica? Perché non ricordare Bianca Bianchi, di Vicchio nel Mugello, del Partito socialista di unità proletaria, eletta a 31 anni nel collegio di Firenze dove superò il capolista Sandro Pertini? Perché non ricordare Tristano Codignola, eletto a 32 anni, nel Partito di Azione, che si distinse nella battaglia per l’istruzione pubblica?





