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Politica

Riforma elettorale, la vittoria e la possibile sconfitta di Giorgia Meloni

Stefano Folli su La Repubblica scrive che l’approvazione della nuova legge elettorale rappresenta un successo politico di Giorgia Meloni, ma anche uno degli ultimi atti della legislatura. In un contesto internazionale segnato dalle guerre e dalle difficoltà economiche, resta da approvare una legge di bilancio particolarmente complessa, per la scarsità delle risorse e le richieste dei partiti in vista delle elezioni. Superato questo passaggio, all’inizio di gennaio la legislatura sarà politicamente conclusa e l’attenzione si sposterà sulla Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla riforma elettorale. Folli distingue due possibili scenari. L’annullamento integrale della legge, auspicato da alcuni oppositori del governo, appare altamente improbabile. Più plausibile è una sentenza autoapplicativa che corregga singole anomalie, come il numero eccessivo di firme richieste alle nuove formazioni politiche o l’insufficiente alternanza di genere, senza rendere necessario un nuovo intervento parlamentare. Diverso sarebbe il caso di una censura del premio di maggioranza attribuito alle coalizioni che raggiungono il 42% o dell’obbligo di indicare il candidato premier. La Consulta potrebbe ravvisarvi l’introduzione di un premierato di fatto, senza revisione costituzionale e a danno delle prerogative del Quirinale. Una simile decisione provocherebbe una grave sconfitta del governo, rendendone pressoché inevitabili le dimissioni. Anche questa eventualità, tuttavia, appare poco probabile. Folli conclude che resta irrisolta la questione fondamentale: se la nuova legge elettorale possa migliorare non soltanto la stabilità, ma anche l’efficienza del sistema politico. L’attuale legislatura ha garantito una notevole continuità di governo, senza però produrre un bilancio soddisfacente di riforme. La prossima rischia di nascere dalle stesse premesse, con due coalizioni giudicate inadeguate. In questa prospettiva, la scelta tra elezioni nella tarda primavera o all’inizio dell’autunno assume un’importanza secondaria, salvo che per i partiti ancora impegnati nella distribuzione delle candidature.

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