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Riconoscimento facciale, la sorveglianza tecnologica è già una realtà quotidiana

Il direttore Alessandro Sallusti, su Libero affronta il dibattito sull’introduzione del riconoscimento facciale basato sull’intelligenza artificiale, ipotizzato dal governo e contestato da chi teme un possibile “Grande Fratello” pubblico. Secondo l’autore, però, la sorveglianza tecnologica è già una realtà quotidiana: cittadini e aziende private raccolgono continuamente dati personali attraverso social network, applicazioni e servizi digitali, spesso con il consenso degli utenti. La differenza è che la diffidenza emerge soprattutto quando a utilizzare questi strumenti è lo Stato, nonostante l’impiego sarebbe soggetto a regole e autorizzazioni. Sallusti sostiene che il riconoscimento facciale potrebbe rappresentare un importante strumento per la sicurezza, permettendo non solo di risolvere reati ma anche di prevenirli, individuando per esempio persone ricercate o potenziali minacce in luoghi sensibili. La questione centrale, secondo l’autore, non è quindi l’esistenza della tecnologia, ma il rapporto tra tutela della privacy e necessità di garantire maggiore sicurezza. La scelta, conclude, riguarda quanto i cittadini siano disposti a rinunciare alla riservatezza, considerando che una parte significativa di essa è già stata persa nell’uso quotidiano dei servizi digitali.

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