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Quel terribile tardo pomeriggio del 12 agosto 1983 quando Siena quasi non credeva alla morte di Artemio Franchi

Stefano Bisi.

Il 12 agosto dell’83, nel tardo pomeriggio, moriva Artemio Franchi, il più grande dirigente calcistico di tutti i tempi. Morì in un incidente stradale sulla Lauretana, vicino Vescona, nel comune di Asciano, capitale delle Crete senesi. Era il capitano della contrada della Torre e andava a trovare il fantino Silvano Vigni detto Bastiano. La notizia dell’incidente si diffonde subito a Siena e nel mondo per la rilevanza internazionale del personaggio. Ricordo alcune immagini: la faccia incredula del camionista su cui era andato a sbattere; i volti sconvolti del sindaco Mauro Barni e del maresciallo Alfiero Giomini, accorsi subito sul posto. Mi era capitato più volte di intervistare il Dottore, come lo chiamavano a Siena. Mi avevano sempre colpito la pacatezza e la capacità di instaurare buoni rapporti con tutti. Anche per quelle caratteristiche lo avevo proposto come candidato sindaco a chi mi aveva chiesto un parere. Poi vennero prese altre strade. Franchi sarebbe stato un ottimo primo cittadino, guida di una comunità per la quale si era speso in silenzio. A ricordarlo, oggi, ci sono un museo che gli ha dedicato la Lega Pro, i campi sportivi di Castelnuovo Berardenga (il primo Comune a fare l’intitolazione) e di Montefalco in Umbria, gli stadi di Siena e Firenze e la piazzetta in Salicotto, nel cuore della contrada che mai lo ha dimenticato.

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