Quando Rita Levi Montalcini disse: “Il corpo faccia ciò che vuole, io sono la mente”
Marcella Matelli.
Sono trascorsi già quaranta anni da quando la Montalcini ricevette il Nobel per la medicina e la fisiologia. Rita Levi-Montalcini non è stata solo una delle scienziate più straordinarie del Novecento, ma anche un simbolo eterno di resilienza e libertà intellettuale. Prima donna italiana a conquistare il Premio Nobel per la Medicina nel 1986, la sua vita ha attraversato un secolo di storia, lasciando un’eredità scientifica e umana che continua a ispirare le nuove generazioni.
Una mente geniale la sua che rivoluzionò la neurobiologia grazie all’impegno, la tenacia, la dedizione costante e senza riserve.
Nata a Torino nel 1909 da una colta famiglia ebrea, Rita Levi-Montalcini dovette lottare fin da giovane per affermare il proprio diritto allo studio, in un’epoca in cui la carriera scientifica era considerata una prerogativa prettamente maschile. La sfida più grande arrivò tuttavia nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali da parte del regime fascista, che le preclusero l’accesso all’università e alla ricerca ufficiale.
Allontanata dall’ateneo, lungi dall’arrendersi, la scienziata trasformò la sua camera da letto in un laboratorio di fortuna, continuando la ricerca intrapresa e servendosi di strumenti rudimentali, come aghi da cucito modificati e bisturi ricavati da rasoi.
Oggetto dei suoi studi era inizialmente il sistema nervoso degli embrioni di pollo e fu proprio in quella stanza, sotto la minaccia dei bombardamenti e delle persecuzioni, che gettò le basi per la sua scoperta più grande che si concretò negli anni successivi,
presso la Washington University di St. Louis, negli Stati Uniti, quando in collaborazione con il biochimico Stanley Cohen, la scienziata isolò il Nerve Growth Factor (NGF), il fattore di crescita nervoso. Si trattava di una scoperta epocale: per la prima volta veniva identificata una proteina in grado di guidare e stimolare lo sviluppo delle cellule nervose. Questa intuizione rivoluzionò l’intera neurobiologia, scardinando il vecchio dogma secondo cui il sistema nervoso centrale fosse statico e non modificabile. Servirono però altri quarant’anni per il riconoscimento di quegli studi iniziati tra la fine del 1940 e gli anni cinquanta.
L’impatto di questa scoperta straordinaria, non l’unica per la Montalcini, è andato ben oltre le mura dei laboratori. Nominata Senatrice a vita nel 2001 dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, ha partecipato attivamente alla vita politica del Paese, difendendo strenuamente i fondi per la ricerca e l’università tanto che , profondamente convinta del ruolo chiave delle donne nel progresso globale, ha dato vita alla Fondazione Rita Levi-Montalcini, nata con l’obiettivo di finanziare borse di studio per l’istruzione delle giovani donne nei paesi africani.
A Roma ha inoltre fondato l’EBRI (European Brain Research Institute), un istituto di eccellenza internazionale per lo studio del cervello.
Scomparsa a Roma nel 2012 alla straordinaria età di 103 anni, Rita Levi-Montalcini ha vissuto ogni singolo giorno guidata dalla curiosità e dall’ottimismo. La sua scoperta del NGF rappresenta oggi la chiave di volta per la ricerca su malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e la SLA, oltre che per lo sviluppo di terapie oncologiche avanzate.
La sua vita resta il manifesto di una verità scientifica e umana che amava ripetere ai giovani: “Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente”.





